Riapertura scuole, tutti in classe o quasi, ma è caos trasporti. De Berti (Veneto): “Una follia tornare così”

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Il 26 aprile torneranno in aula quasi tutti gli studenti italiani. Si tornerà sui banchi in presenza fino alla terza media in zona rossa e anche alle superiori e all’università in zona gialla e arancione.

Il ministero dell’Istruzione sta lavorando a tappe serrate in vista si questa data: in mattinata è previsto un incontro con i sindacati per fare il punto sui protocolli di sicurezza e sugli esami, ormai vicini.

In ogni caso, l’esito della riunione sarà condiviso con Il Cts, che si esprimerà su questi temi.

Ad oggi, lunedì 19 aprile, sono 6 milioni e 850mila gli alunni che frequentano le lezioni in presenza, l’80,5% del totale. Ancora 1 milione e 657mila gli studenti che seguono le lezioni in didattica a distanza.

Il problema dei trasporti

Trasporti pubblici locali e screening dei contagi rimangono il problema logistico principale in vista del rientro generalizzato del prossimo 26 aprile. Per fare il punto su come organizzare la mobilità pubblica, il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini ha fissato per questa settimana una riunione con gli enti locali. Per il tracciamento resta l’ipotesi di effettuare tamponi a campione sugli studenti: test salivari per i bambini e antigenici per gli studenti più grandi.

A Il Gazzettino interviene Elisa De Berti, vice presidente della Regione Veneto: “Sarà un caos in tutta Italia, tornare in classe così è un follia. Nessuno osi dare la colpa alla Regione. Letteralmente impossibile portare i ragazzi a scuola al 100% in presenza con il 50% di capienza dei trasporti pubblici. Non solo è impossibile, ma è da folli anche solo pensarlo. Oggi ho tutti gli autobus dispiegati nelle ore di punta e 500 autobus in più per garantire a 75mila ragazzi di andare a scuola. Non solo. I bus privati non hanno i posti in piedi omologati, significa che possono utilizzarli solo la metà”.

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