Riapertura scuole, paura per le varianti: si spinge per completare la vaccinazione al personale scolastico. Ma non c’è obbligo

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Il ritorno in classe in sicurezza è tornato al centro del dibattito ed è legato inevitabilmente alla campagna vaccinale: con le varianti che sembrano più minacciose il vaccino potrebbe fare la differenza. Ecco perchè si spinge verso l’accelerazione del completamento dell’immunizzazione della campagna vaccinale. Ma al momento, non esiste alcun obbligo.

Il primo a spingere verso il vaccino a tutti (o quasi) il personale scolastico mancante, è Francesco Figliuolo: il commissario straordinario, dopo aver quantificato il contingente di docenti e Ata mancanti, ha scritto alle Regioni: andare a cercare in maniera ”ancor più proattiva” il personale scolastico, docente e non docente, che non ha per ora aderito ”alla campagna vaccinale, coinvolgendo anche i medici competenti per sensibilizzare la comunità scolastica in maniera ancor più capillare”.

L’idea dunque è una sorta di corsia preferenziale. Figliuolo ha sottolineato che alcune regioni hanno raggiunto risultati positivi attestandosi all’85% mentre altre si trovano decisamente al disotto della media nazionale che è dell’80%.

Per questo motivo il commissario sottolinea la necessità di ”incentivare la vaccinazione” per il ”personale scolastico, docente e non docente” considerandola ‘‘prioritaria nella prenotazione e riservandole corsie preferenziali anche presso gli hub vaccinali”.

“Cercate i docenti e Ata da vaccinare, corsie preferenziali negli hub vaccinali”. Figliuolo scrive alle Regioni

In realtà, secondo altre fonti, ci sono Regioni che superano il 90% e almeno 5 invece sotto il 60%. Tra quelle sotto l’80% – sono 8-9, ha detto ieri il generale – c’è la Sicilia, riporta l’Ansa, il cui presidente Nello Musumeci afferma “abbiamo il 79% di popolazione scolastica fra docenti e discenti che ha già ricevuto almeno la prima dose“. Secondo l’assessorato alla Sanità della Sardegna invece, il 78,9% del personale scolastico è stato vaccinato. Per la Regione sarebbe quindi sottostimato il dato dell’ultimo report nazionale che pone l”isola attorno al 66,7%.

Ad essere preoccupati sono i presidi: “Abbiamo chiesto come associazione al Ministero di sapere per tempo come ci dobbiamo comportare, l’organizzazione richiede una certa tempistica, non è pensabile dirlo due giorni prima, contiamo a breve di riunirci al tavolo tecnico per il protocollo di sicurezza che l’anno scorso firmammo il 6 agosto, auspichiamo di firmarlo prima quest’anno. Se cerchiamo di prefigurarci la realtà possiamo ipotizzare delle contromisure adeguate. A me ad esempio piacerebbe capire se con l’attuale piano vaccinale siamo coperti con la variante Delta”, dice  Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, che invece in merito alla vaccinazione del personale scolastico, commenta: ‘’C’è stato il vaccino privilegiato per il mondo della scuola che è stato l’Astrazeneca e che ha subìto una pubblicità negativa, si è generato un sentimento di sfiducia rispetto a questo vaccino e credo che giustamente qualcuno abbia esitato. Non credo che questi 200mila operatori scolastici non ancora vaccinati siano no vax, credo che siano ben consapevoli del fatto che vaccinarsi sia giusto, solo che non si sono fidati di Astrazeneca e non posso dargli torto visto quello che è successo, ma ci sono altri vaccini e serve una moral suasion in questo senso”.

Nessun obbligo vaccinale però può essere imposto. Almeno al momento, come ricorda il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso: “In Italia, per quello che mi riguarda, non esiste alcun obbligo vaccinale, compresi gli studenti – commenta Rossano Sasso -. Per i minori di 12 anni non esiste alcun vaccino che sia certo. Comunque auspichiamo che i lavoratori della scuola, quel 15% che ancora non l’ha fatto, si possa vaccinare per evitare proprio le chiusure“.

Sulla ripresa dell’anno scolastico, ha detto: “Dopo un anno e mezzo di grandi sacrifici da parte dei cittadini e di sforzi immani delle Istituzioni non è possibile che l’unica strada percorribile sia nuovamente quella della didattica a distanza. Non ci si può limitare a raccomandare l’uso delle mascherine e il mantenimento delle distanze senza un ripensamento complessivo dei protocolli. C’è ancora tempo per evitare di finire in un vicolo cieco, ma bisogna muoversi”.

Anche dal mondo della scienza arrivano pareri in merito alla vaccinazione: secondo Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, la riapertura della scuola a settembre “rimane un rischio. I dati, seppur in qualche modo controversi, hanno dimostrato che gli istituti rimangono luoghi dove può esserci un’amplificazione dell’infezione Covid. Proprio per questo dobbiamo fare di tutto per vaccinare gli insegnanti e i ragazzi in questi 2 mesi che mancano, altrimenti sarà davvero dura riaprirle in sicurezza”.

Ancora più deciso il commento del virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all’ospedale di Pisa. “Il rientro a scuola? Non ci deve essere una soluzione discriminatoria, però è chiaro che se noi facciamo una campagna vaccinale rivolta ai giovani per mandarli a scuola” in presenza, “e questi giovani senza alcun buon motivo sanitario non si vaccinano, faranno la Dad. Mi pare razionale”.

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