Riapertura scuole, l’avvocatura regionale del Veneto: “Pressoché certo il rientro al 1° febbraio”

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Il Tar Veneto ha ritenuto di non procedere con la sospensione dell’ordinanza regionale che prevede il perdurare della didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori fino all’1 febbraio per due motivi principali.

Il primo è “la non univocità di valutazione dei dati epidemiologici da parte degli enti competenti”, la seconda è che il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale ha spiegato che le attività per la riapertura degli istituti “richiedono un periodo minimo di cinque o sei giorni”, e pertanto visto che “la trattazione collegiale della domanda cautelare” presentata dai ricorrenti è fissata al 27 gennaio, i tempi sono troppo ristretti perché abbia senso tornare nel frattempo alle lezioni in presenza.

Nella sua memoria, la Regione Veneto ha giustificato la decisione di non tornare alle lezioni in presenza con i dati epidemiologici che al 4 gennaio non lo consentivano.

Ora le cose vanno meglio, e “va sottolineato che se l’evoluzione del contagio dovesse proseguire nei termini rilevabili oggi, il 31 gennaio è pressoché certa la ripresa dell’attività didattica in presenza nella misura e con le modalità previste dal dpcm del 14 gennaio”, scrivono gli avvocati Francesco Zanlucchi e Franco Botteon, dell’avvocatura regionale.

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