Riapertura scuole, la classe capovolta può risolvere problemi di spazi. Ecco come. Lettera

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Inviato da Massimo Dolce – Per assicurare l’apertura della scuola il 14 settembre prossimo, data la precaria disponibilità di spazi nelle aule, per assicurare la sicurezza da possibili contagi del coronavirus, si deve necessariamente pensare ad una presenza alternativa degli alunni, con la realizzazione della metodologia didattica della CLASSE CAPOVOLTA: si fa ricerca a casa e i risultati della ricerca si discutono l’indomani a scuola.

A questo scopo sarà necessario formare per ogni classe due gruppi che alternerebbero la loro presenza a scuola.

IL GRUPPO CHE RIMANE A CASA  farebbe le attività di ricerca e di studio indicate e specificate il giorno precedente dai rispettivi DOCENTI.

IL GRUPPO IN PRESENZA discuterebbe con i propri compagni e con i docenti i problemi e/o le difficoltà incontrate nelle ricerche e nello studio fatto a casa.

La classe capovolta risolverebbe il problema degli spazi, assicurando sicurezza agli alunni e ai docenti

Non si possono inoltre ignorare i contenuti culturali reperibili nella rete in internet, le molteplici informazioni letterarie, storico-geografiche, matematiche, ambientali che internet fornisce, sollecitando l’interesse alla ricerca, alla scoperta, alla creativita’.

In questo modo si pongono le basi di una scuola rinnovata, capace di dare risposte adeguate e soddisfacenti ai problemi posti dal coronavirus, che ha costretto nello scorso anno scolastico, la chiusura di tutte le scuole, supportando l’avvento della DIDATTICA A DISTANZA

Si tratta di una innovazione metodologico-didattica di grande respiro che ha concorso ad abolire e superare la lezione cattedratica,ha sollecitato la utilizzazione in tutte le scuole del computer per contattare a distanza i singololi studenti, per  diffondere le videolezioni nelle abitazioni di ciascun alunno, per realizzare virtualmente una nuova scuola, che sappia supplire adeguatamente alla scuola in presenza.

La flipped classroom è un modo per stimolare l’apprendimento per tutti in modo inclusivo sia per gli alunni presentanti bassi livelli che alti livelli di competenza . E’ una pratica didattica che ribalta, capovolge (“to flip“) l’organizzazione e la sequenza tradizionale dell’attivita’ di docenti e studenti: nella prassi ordinaria,  in classe l’insegnante spiega o verifica, mentre in quello a casa gli alunni studiano o si esercitano; con la “Lezione Capovolta” il tempo a casa (o ovunque, su dispositivi mobili) è impegnato dagli alunni per seguire le esposizioni o spiegazioni (su video, podcast, animazioni, testi o presentazioni), mentre in classe ci si dedica allo studio, individualmente o in gruppi di lavoro, alla ricerca, l’approfondimento, l’esercitazione, la discussione, sempre sotto la guida del docente. In pratica: spiegazioni a casa, studio a scuola.

L’insegnamento capovolto nasce dal fatto che i vecchi sistemi non funzionano più, i risultati sono inferiori alle aspettative, la formazione dei giovani non corrisponde alle esigenze delle aziende», spiega Maglioni. «L’idea è far vedere ai ragazzi alcuni video sull’argomento da trattare prima della lezione, liberando così in classe un’incredibile quantità di tempo», aggiunge Maglioni. Tempo per esercitazioni in gruppo, laboratori, compiti, studio di casi, approfondimento. Ma anche tempo per seguire, finalmente, i ragazzi con bisogni educativi speciali”

ALLEGATO

LA FLIPPED CLASSROOM

in particolare

Bisogna rilevare che gli studenti oggi apprendono in modo diverso e questo fatto implica un insegnamento diverso: la classe scomposta

Letteralmente il termine significa “classe capovolta”, ma in realtà non è tanto la classe ad essere “capovolta” quanto il normale schema di lavoro in classe. Tipicamente, infatti, si ha un primo momento in cui l’insegnante spiega seguito da un secondo momento in cui agli studenti sono assegnate delle consegne da risolvere e studiare a casa (i “compiti a casa”).

Con la flipped classroom si forniscono ai ragazzi dei materiali didattici da studiare appositamente selezionati e predisposti. Si può trattare di video, risorse multimediali, una parte di un ebook inseriti in un sito in rete utilizzato esclusivamente con i ragazzi della classe.

La prima cosa che gli studenti fanno diventa quindi quella di studiare guardando video, consultando i materiali ed adoperandoli più volte fino a quando i concetti non sono sufficientemente chiari.

Tutto questo avviene prima, ed esternamente alla scuola, e non dopo come nel modello classico.

La seconda parte del lavoro avviene invece in classe dove l’insegnante si troverà (almeno dal punto di vista teorico) un gruppo di studenti già preparato con i quali approfondirà l’argomento o risolverà dubbi o parti non chiare e naturalmente assegnerà i compiti.

Questi saranno il più delle volte affrontati con un lavoro di gruppo o anche individualmente a secondo della tipologia di argomento affrontato. Ma sempre ed assolutamente si valuterà non tanto il contenuto appreso quanto l’abilità acquisita e soprattutto la competenza raggiunta.

Le tecnologie sono da questo punto di vista lo strumento necessario per la realizzazione della prima parte del lavoro. Grazie ad internet le risorse vengono messe a disposizione degli studenti che possono studiarli o, a seconda del tipo di materiali, impiegarli anche in maniera attiva e cooperativa.

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