Riapertura scuole, il pediatra Biasci (FIMP): “Le scuole non sono focolai covid ma è meglio attendere i dati. Attenzione ai contagi domestici” [INTERVISTA]

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Aspettare i dati dei contagi e poi riaprire le scuole superiori. Gli istituti scolastici non sono focolai anche se si sono sviluppati diversi contagi fino ad oggi. Non servono sistemi di ventilazione meccanica per l’aerazione delle aule. Il pediatra Paolo Biasci spiega ad Orizzonte Scuola il suo punto di vista.

La riapertura delle scuole secondarie di secondo grado è slittata all’11 gennaio, salvo diverse indicazioni frutto delle ordinanze regionali che in diversi casi stanno posticipando il ritorno a scuola in presenza anche al 1° febbraio.

In questo clima di incertezza è evidente il desiderio, da parte del personale scolastico, degli studenti e delle famiglie, provare a capire con più chiarezza la situazione attuale. E’ giusto rimandare per alcuni giorni o diverse settimane il ritorno in presenza? La scuola è allora un luogo sicuro? Anche per gli studenti più piccoli ci sono rischi particolari?

Riapertura scuole, le Regioni divise: tutte le date disponibili. [PAGINA in AGGIORNAMENTO]

Per avere un quadro dal punto di vista medico e scientifico, abbiamo intervistato Paolo Biasci, il presidente della Federazione italiana Medici Pediatri (FIMP) che ad Orizzonte Scuola fornisce un punto di vista sulla scuola e sul rapporto con il coronavirus.

 

Ritorno a scuola l’11 gennaio: cosa ne pensa? È prudente far ritornare in classe gli studenti delle scuole superiori? Si dovrebbe attendere qualche settimana?

I dati dell’ultimo rapporto ISS pubblicato il 4 gennaio ci dicono che i focolai scolastici sono il 2% di tutti quelli segnalati a livello nazionale. La maggior parte dei casi in età scolare (40%) si è verificata negli adolescenti di età compresa tra 14 e 18 anni. Dopo la riapertura delle scuole, nel mese di settembre 2020, l’andamento dei casi di COVID-19 nella popolazione in età scolastica è andato di pari passo con quello della popolazione adulta. D’altra parte, pur prendendo atto dai dati dell’ISS che sono gli studenti delle superiori i più colpiti nel segmento dei minori, non possiamo non evidenziare che essi rappresentano meno dell’1% del totale dei focolai. In questi giorni in cui il Paese è diviso tra favorevoli e contrari alla riapertura delle scuole, ciò che dovremmo fare è aspettare di vedere i numeri. Riteniamo, quindi, che sia ragionevole ritardare di qualche giorno l’inizio delle lezioni con l’obiettivo di poter verificare cosa è successo durante queste festività. Per questo motivo riteniamo che la decisione circa la riapertura delle scuole debba essere basata sugli oggettivi dati della realtà tenendo in debita considerazione tutti i fattori, materiali e immateriali, che la compongono. E poi, facciamo una riflessione più ampia: ciò su cui bisogna lavorare, dentro e fuori la scuola, è sul senso di responsabilità personale e sociale dei ragazzi (e dei genitori): cosa fanno prima e dopo le ore scolastiche durante le quali stanno distanziati e con le mascherine indossate? Ha senso chiudere proprio gli unici contesti nei quali bambini e ragazzi seguono le regole e poi tenere aperti tutti gli altri ambiti di vita sociale dove le misure di protezione vengono facilmente disattese o non adeguatamente sorvegliate?

 

Eppure diversi focolai si sono sviluppati anche alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Il virus circola anche a scuola, in definitiva?

Sappiamo che tra i casi in età scolare, i bambini delle scuole primarie di 6-10 anni sono il 27%, i ragazzi delle scuole medie di 11-13 anni il 23%) e i bambini delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni il 10%. Le scuole rappresentano gli ambiti nei quali, soprattutto in alcune Regioni, vengono eseguiti i controlli più serrati; ed è giusto così! Anzi, sollecitiamo le istituzioni a proseguire in questa strategia di sorveglianza. Con queste percentuali, tuttavia, non possiamo affermare che per questo siano le scuole i focolai del contagio. Piuttosto e più spesso si tratta di casi a trasmissione domestica dove, tra l’altro, le raccomandazioni di protezione inter-individuale e il distanziamento non vengono mantenuti con la rete amicale e i familiari non conviventi: questo è quanto rileviamo nei numerosissimi contatti telefonici quotidiani con i genitori dei nostri pazienti. Ciò di cui c’è sempre più bisogno è di una maggiore responsabilità soggettiva e comunitaria.

 

C’è la possibilità che la variante inglese di covid-19 sia maggiormente contagiosa specie per bambini e giovani. Cosa ne pensa? Tende a confermare ciò?

La variante cosiddetta inglese è ancora un grande punto interrogativo anche se probabilmente non sta circolando da poco tempo. Nel Regno Unito in questi giorni hanno circa 50mila casi al giorno da una settimana. Hanno saturato le terapie intensive e i decessi sono ai livelli della scorsa primavera. Questo ci fa dire ancora una volta che, soprattutto in un contesto epidemico che vede il diffondersi di varianti più contagiose, quello che va potenziato è un sistema territoriale efficace di sorveglianza per il riconoscimento precoce dei casi: la pandemia non nasce negli ospedali ma nasce e si sviluppa nel territorio. I laboratori riconoscono qualcosa di nuovo solo quando esso si è già diffuso ed è presente nella popolazione. Quindi, lo ripetiamo, la parola d’ordine è sorveglianza.

 

Test rapidi nelle scuole: quanto pensa possano essere importanti?

Nelle Regioni in cui vengono fatti in maniera massiva il contenimento del virus non è migliore che altrove. Tutto ciò a conferma dell’evidenza che non sono le scuole l’epicentro della pandemia. Tuttavia, confermiamo quanto sia necessario presidiare e continuare a monitorare quello che accade nei siti più sensibili come lo sono le scuole. Oltre che portare i test nelle scuole, bisogna avere anche un sistema efficace e tempestivo di tracciamento dei contatti, di isolamento e di supporto con misure di minimizzazione del rischio di trasmissione del virus. E in questo percorso un fattore chiave è il tempo. Non è possibile che si arrivi a 10 giorni per effettuare un tampone su un bambino, un ragazzo, un docente, un operatore scolastico sospetto positivo. Anche sulla validità dei test rapidi abbiamo qualche perplessità. Ci pare producano troppi falsi negativi. Preferiamo senz’altro prescrivere un test molecolare, se abbiamo un caso sospetto.

 

Cosa ne pensa del ricambio d’aria nelle aule? Basta aprire le finestre più volte durante la giornata oppure sarebbe consigliabile utilizzare i sistemi di aerazione meccanica?

Non c’è bisogno di impiegare sistemi di aerazione meccanica. Non voglio neppure pensare alla macchina burocratica e organizzativa da mettere in piedi per una soluzione di questo tipo, peraltro con alti costi economici ed ambientali. Per ventilare correttamente e disperdere un’eventuale carica virale è sufficiente aprire le finestre al cambio dell’ora.

 

L’inizio di gennaio coincide generalmente con il picco dell’influenza stagionale. Molti genitori (ovviamente anche il personale scolastico), potrebbero andare nel panico: avendo praticamente gli stessi sintomi, come fare a riconoscere se si tratta di covid o di influenza? Avete predisposto una campagna di orientamento? Può dare alcuni consigli?

No panic. Partiamo da un elemento importante, anzi due. La campagna vaccinale quest’anno ha avuto uno straordinario successo, toccando punte anche del 90% in età scolare. L’altro importante elemento da considerare è che le cautele utilizzate contro il Covid-19 riguardano virus con analoghe modalità di trasmissione. Quindi mascherina, distanziamento fisico e igiene delle mani sono utili sempre, anche a contenere la trasmissione dell’influenza stagionale. Rispetto a come distinguere influenza e Covid-19, purtroppo confermiamo che buona parte dei sintomi sono sovrapponibili. La somministrazione massiva del vaccino anti-influenzale ci è servita anche per poter eseguire una diagnosi differenziale. In caso di sintomi di influenza, occorre dunque segnalare tempestivamente le proprie condizioni al pediatra di famiglia o al medico di medicina generale che sapranno indicare i percorsi corretti per arrivare a una corretta diagnosi.

Nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale, dall’11 al 16 gennaio superiori a scuola almeno al 50%, Dad dal 7 al 9. TESTO

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