Riapertura scuole, Governo compatto: pronti per il 7 gennaio. Presidi, “Coinvolgeteci, noi conosciamo necessità di studenti e docenti”

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Riapertura scuole: si va verso il 7 gennaio. Azzolina conferma che è tutto pronto per la ripartenza. I presidi chiedono di essere coinvolti nelle scelte.

Va decisa verso il 7 gennaio la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. “Se è realistico che il 7 si aprano le scuole superiori? Sì, molto realistico. Erano aperte anche a settembre. Non possiamo perdere nemmeno un’ora, non importa se è un giovedì”, dice la ministra a Mezz’ora in più su Rai3.

“Il Governo è molto unito sul fatto che il 7 si debba aprire. Siamo tutti uniti e compatti i ministri che il 7 si debba andare a scuola “, sottolinea ancora Azzolina. Intanto la riunione con le Regioni si aggiornerà a domani o dopodomani.

Giannelli: coinvolgeteci

“È necessario che a tutti i tavoli provinciali coordinati dai prefetti siano invitati anche i dirigenti scolastici. Non è tempo di soluzioni calate dall’alto e soprattutto non c’è tempo da perdere. Solo i dirigenti scolastici hanno piena contezza delle necessità di spostamento di studenti e docenti e quindi sono in grado di proporre soluzioni ragionevoli e basate sui dati di realtà”, afferma il Presidente dell’Anp Antonello Giannelli.

“Le istituzioni scolastiche, lo ripeto da tempo, conoscono le esigenze del territorio e dell’utenza: la loro esclusione dai tavoli prefettizi rischia di rendere vano il lavoro compiuto finora e di allontanare l’adozione di soluzioni atte a rendere possibile e soprattutto duraturo il rientro in classe degli studenti delle scuole superiori”, conclude Giannelli.

Frate: disastro dietro l’angolo

Dura la deputata Flora Frate (Azione): “L’annuncio solenne della riapertura delle scuole il 7 gennaio è simile ai tanti altri falliti poi miseramente”. “Il disastro – aggiunge -, guardando al passato recente, è dietro l’angolo”.

Regioni chiedono rientro al 50%

Il Dpcm del 3 dicembre ha stabilito un rientro in aula degli studenti delle superiori per il 75%. Veneto e Campania chiedono però di abbassare la percentuale al 50%, almeno nella fase iniziale per poi passare al 75%. La stessa richiesta arriva da Lombardia e Piemonte.

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