Riapertura scuole, gli studenti temono altre chiusure e non si fidano dei trasporti. Lo dice la psicologa Ronzoni

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La psicologa Ronzoni racconta i disagi degli studenti alle prese con la scuola durante il covid: sono disorientati dalle lezioni in presenza, non si fidano dei trasporti e temono nuove chiusure della scuola.

Da domani, 25 gennaio, torneranno in classe circa 300 mila studenti delle scuole superiori in Liguria, Umbria, Marche e Lombardia. Il rientro per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, però, non sarà al 100%, ma massimo al 75%. In quasi tutte le località il rientro in classe sarà al 50%, mentre la restante parte continuerà in didattica a distanza.

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Nonostante la comprensibile felicità di molti studenti di poter tornare in classe, non si nasconde una certa preoccupazione di possibili nuove chiusure: in effetti, lo stop and go per moltissimi territori è stato piuttosto frequente da settembre ad oggi. Ecco perchè, allora, gli stessi studenti ci vanno piano con l’entusiasmo.

A spiegare questa situazione è Alessandra Ronzoni, psicologa consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, specializzata in sportelli di ascolto per adolescenti, che racconta all’AGI come i giovani siano stati, in un certo modo, travolti dall’emergenza Covid e come abbiano difficoltà a reagire a questa situazione.

È come se da un anno – spiega Ronzoni –  gli istituti della scuola secondaria di secondo grado stessero partecipando ad un grande esperimento sociale in cui lo strumento tecnologico è il protagonista, l’unico mediatore della loro formazione, comunicazione e della loro possibilità di relazione e questo ha comportato un cambiamento enorme per tutti gli attori del mondo dell’istruzione“.

Da parte dei ragazzi – prosegue Alessandra Ronzoni – c’è il  timore che non sia un rientro sicuro soprattutto per quanto riguarda i trasporti. All’interno della scuola, invece, la percezione cambia: le linee guida adottate dagli istituti sono molto rigide ed osservate con estrema attenzione e loro vivono lo spazio come rassicurante, questo è certamente molto positivo“.

L’esperta riporta fra le varie difficoltà proprio quella dei trasporti, tanto che, racconta del problema di arrivare a scuola: “Ci sono ragazzi che per cercare di non perdere l’inizio delle lezioni e non rischiare partono da casa anche alle 5,30 del mattino per essere sicuri di trovare il mezzo non affollato oppure sono i genitori che si prestano ad accompagnarli“.

Con il rientro in presenza tanta ansia e confusione: Ronzoni racconta a proposito del rientro in classe ciò avvenuto in queste settimane, che per molti ragazzi è come “se ricominciassero adesso l’anno scolastico e sono stati presi un po’ alla sprovvista da una ripresa fatta molto spesso di interrogazioni e verifiche”.

Alcuni insegnanti, infatti, hanno giustamente la preoccupazione di dover valutare in maniera assolutamente certa il dato di apprendimento dei ragazzi e si sono organizzati in modo tale che queste prime settimane venissero utilizzate al massimo. Questo, però, ha creato nei ragazzi ulteriore ansia nel rientro in classe“, ha proseguito.

Insomma, un’incertezza che sta senz’altro condizionando l’aspetto psicologico degli studenti e dello loro famiglie. La stessa a cui faceva riferimento anche Agostino Miozzo, coordinatore del Cts.

 

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