Riapertura scuole, Giovannini vuole trasporti pubblici sicuri: “Il tema va affrontato”

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Trasporti pubblici sicuri per garantire le riaperture delle attività dal prossimo mese. Ma anche il ritorno in classe dei ragazzi di scuola superiore. Sono i propositi del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, intervenuto a Radio anch’io il 16 aprile.

“Qualsiasi programma di riapertura deve prevede un miglioramento dei trasporti pubblici locali”, ha detto il Ministro che ha spiegato: “la competenza è dei Comuni e delle Regioni ma ciononostante oggi pomeriggio ho convocato i presidenti della Conferenza regionale, delle Province e dei Comuni per discutere di come organizzare i trasporti sicuri“.

L’attenzione dei trasporti è anche riversata sul fronte scuola: il Ministro ha ricordato che ci sono tavoli prefettizi che stanno lavorando anche in vista della riapertura delle scuole ma “il tema – ha concluso – va affrontato“.

C’è però da rilevare: ma non è un po’ tardi per parlare di trasporti sicuri, specialmente per la scuola? I tavoli prefettizi già sono attivi dall’inizio dell’anno ma, specialmente nelle grandi città non hanno avuto grandi riscontri. E’ vero che i ragazzi per molto tempo sono rimasti in Dad ma è anche vero che in zona arancione e gialla (quando era valida) al 50% le lezioni di scuola secondaria di secondo grado si sono svolte in presenza.

Se dovesse attuarsi il piano Draghi, di riportare in classe tutti gli studenti per l’ultimo mese di scuola, è chiaro che il nodo dei trasporti tornerà prepotentemente fondamentale.

Il riscontro della presenza di materiale genetico del virus sulle superficie dei mezzi di trasporto, seppur non indice di effettiva capacità di virulenza o vitalità dello stesso, rileva con certezza il transito ed il contatto di individui infetti a bordo del mezzo, determinando la permanenza di una traccia virale, abbiamo spiegato in un precedente articolo.

Riaprire le scuole e mandare in giro i ragazzi, nessuno dei quali è vaccinato, significa far circolare di più il virus. Il problema non è la scuola ma tutto quello che comporta“, dice l’infettivologo Marco Rizzi, primario del reparto di Infettivologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

 

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