Riapertura scuole, Draghi scontenta tutti (o quasi): M5S, Lega e Regioni. Ma si torna in classe con gli stessi problemi di prima

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Voleva accontentare tutti alla fine non ha accontentato nessuno. O quasi. Si potrebbe riassumere così il day after l’approvazione del decreto riaperture da parte del Consiglio dei Ministri: non solo scintille per coprifuoco e ristoranti ma anche quella quota di lezioni in presenza delle scuole superiori in zona gialla aumentata all’ultimo momento dall’esecutivo.

Un passetto avanti verso il M5S e uno indietro nei confronti delle Regioni

Quello di Draghi è stato senza dubbio un segnale di avvicinamento nei confronti di chi nei giorni precedenti aveva puntato il dito contro il premier per il passo indietro rispetto agli annunci di “tutti in classe“: “tutti quegli studenti che il 26 contavano di tornare finalmente in classe, non potranno più farlo per una retromarcia del Governo dovuta proprio a queste inefficienze regionali. È una mossa ingiusta, che svantaggia ancora una volta i più penalizzati, cioè i nostri giovani. Il MoVimento 5 Stelle chiedeva e chiede ancora il ritorno in classe al 100%, anche alle superiori e in zona rossa. Assaporare anche solo per un mese la normalità, dopo un anno di enormi sacrifici, è essenziale per gli studenti”, ha detto il deputato del M5S Gianluca Vacca nel corso di un’intervista a Orizzonte Scuola.

Un passo invece inaspettato, secondo i Governatori, quello di passare dal 60 al 70% come quota minima per le lezioni in classe delle scuole superiori, punto delicato specialmente a causa del problema trasporti. E in effetti le Regioni hanno risposto prontamente: “L’aver cambiato in Consiglio dei ministri un accordo siglato dalla Conferenza delle Regioni con i Comuni tramite Anci e con le provincie tramite Upi” sulla presenza di studenti a scuola è “un precedente molto grave” che ha “incrinato la reale collaborazione tra Stato e Regioni“, ha detto il Presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Al termine del vertice Governo-Regioni-Enti locali del 20 aprile, si era raggiunto l’accordo che le scuole superiori potessero adottare “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica” affinché sia garantita, in zona rossa, la presenza “ad almeno il 50% e fino a un massimo del 75%” mentre in zona gialla e arancione la didattica in presenza deve essere garantita “ad almeno il 60% e fino al 100%”.

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Ira che col passare delle ore si è placata, tanto che la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha deciso di inviare una lettera al Presidente del Consiglio per sottoporre alla sua attenzione le proposte prioritarie – tra queste la modifica del coprifuoco e della percentuale di presenze a scuola – rispetto alle misure in via di adozione con il prossimo Decreto Legge, dando la disponibilità per un incontro urgente prima della pubblicazione del provvedimento.

Tornando alla maggioranza di Governo, la Lega, astenutasi ieri in CdM, sta con i Governatori e non comprende la scelta di aumentare gli studenti in presenza: “Il governo ha disatteso l’accordo raggiunto con gli Enti locali, mettendo in difficoltà presidi, sindaci e studenti: migliaia di studenti ammassati sui mezzi pubblici non sono un problema e non corrono rischi, mentre due persone in palestra o al bar rappresentano un problema. Perché?” , si chiede il leader Matteo Salvini.

Ad ogni modo “le Regioni potranno derogare“, dice Maria Stella Gelmini, ministra agli Affari regionali, ma non potranno scendere sotto la soglia del 50%.

L’ex Ministra dell’Istruzione ha aggiunto che “Le scuole aperte le vogliamo tutti, il problema sono i trasporti. In vista di settembre abbiamo istituito un tavolo sui trasporti con i ministri Giovannini, Bianchi e Lamorgese. Con il nuovo anno scolastico si torna in classe al 100%”.

Prove generali per ottobre?

A proposito di settembre, c’è già chi pensa al prossimo anno scolastico, come Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia: “Credo che l’obiettivo fondamentale” sia rientrare a scuola “bene a ottobre”, ma il premier “Draghi vuole avere la certezza che le prove generali, che si faranno in quest’ultimo mese e in queste ultime settimane di scuola, ci mettano nelle condizioni di non fallire di nuovo l’obiettivo”.

Mascherine maleodoranti: gli studenti segnalano

Tuttavia, bisogna prima concludere questo di anno scolastico e le incertezze sono tante, così come tante sono le lamentele che le scuole evidenziano sin dall’inizio dell’anno scolastico. E’ il caso delle mascherine distribuite negli istituti scolastici, azione avviata e gestita inizialmente dal commissario Domenico Arcuri.

Il numero delle mascherine distribuite alle scuole “è molto elevato, può accadere che ci siano partite meno soddisfacenti di altre. Ma lo standard di qualità dovrebbe essere garantito dal produttore e dall’autorità commissariale, non può presentare difficoltà come quelle denunciate nei video dagli studenti. Una mascherina che ha cattivo odore viene indossata di malavoglia. L’attenzione va data anche a questi fattori”, fa notare Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, in merito ai video virali sui test di sicurezza e sulla qualità delle mascherine date in dotazione alle scuole, postati dagli studenti sui social.

Noi rivendichiamo e chiediamo mascherine Fpp2. Le altre non proteggono abbastanza; i ragazzi le rifiutano; i presidi le distribuiscono; e gli studenti se le fanno ricomprare in farmacia”, tuona il segretario nazionale della Uil, Pino Turi.

Si torna in classe con gli stessi problemi di prima

Mascherina maleodorante o profumata, resta il fatto che si tornerà a scuola, con gli stessi problemi di prima: come accennavamo i trasporti il punto più delicato, specie per gli studenti di scuola secondaria di secondo grado.

C’è poi il grosso rebus del tracciamento: da settimane si parla di tamponi per gli studenti, addirittura si spinge sui test salivari, rapidi, non invasivi ma che ancora attendono l’ok del Ministero della Salute. Eppure in Lombardia sono stati avviati. Ma al 22 aprile, con poche settimane di scuola davanti, si riuscirà ad avere un sistema di screening per le scuole?

Stesso discorso per sistemi di aerazione per le aule e quanto disposto dal Dl sostegni che stanzia 150 milioni di euro proprio per dotare le scuole di tutto ciò che occorre per la sicurezza.

Riapertura scuole dal 26 aprile, quali priorità per un ritorno in classe in sicurezza? [VOTA IL SONDAGGIO]

 

A questo punto l’idea del governatore Emiliano non è proprio da scartare, ovvero: questo ritorno in classe, un po’ voluto a tutti i costi, ma che non convince tutti, non sarà mica soltanto una prova generale per il prossimo anno scolastico?

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