Riapertura scuole, Draghi non vuole tornare indietro. Ipotesi lezioni in musei e spazi all’area aperta

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La riapertura scuole viene salutata positivamente da molti esponenti di spicco ma non convince tutti: alcuni Governatori ma anche i dirigenti scolastici e i sindacati sollevano dubbi. Dubbi che proprio le Regioni affronteranno con il Governo nel corso di un incontro domani alle 17. Ma il premier Draghi sembra essere il più convinto di tutti. 

Racconta all’Adnkronos uno dei ministri che ne ha preso parte: “Draghi era convintissimo sul ritorno in aula, il più convinto di tutti. Su questo sono certo che non tornerà indietro, vuole i ragazzi in classe. La scuola prima di tutto, ha detto mentre decidevamo delle riaperture, ricordandoci come l’istruzione sia rimasta drammaticamente indietro in questo anno di pandemia“. La parola d’ordine resta ‘ripartire in presenza’, senza tralasciare il tema prioritario della sicurezza.

Si fa strada l’ipotesi di lezioni ‘outdoor’, in musei, palestre, parchi attrezzati e spazi all’aria aperta soprattutto, sul modello della ‘scuola diffusa’ partito in Emilia Romagna -regione del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi- ancor prima che la pandemia investisse l’Italia.

Ogni strada verrà battuta affinché la scuola riapra in massima sicurezza, ma il 26 aprile si torna in classe“, ribadiscono fonti di governo alla vigilia dell’incontro con le Regioni sulla scuola.

Dal canto suo Fedriga, Governatore del Friuli Venezia Giulia,  dice “ci dovrà essere un mix di soluzioni che non può essere semplicemente sul trasporto, ma evidentemente sull’organizzazione scolastica. Vogliamo trovare delle soluzioni, ma bisogna raccontare la verità, dire fin dove è possibile arrivare perché altrimenti si fanno dei danni. E’ meglio dire con chiarezza e serietà dove sono i limiti perché si fa confusione e non si risolvono i problemi

Ci sono troppe carenze che riguardano il ritorno in classe: tra le ipotesi sul tavolo, quella di orari scaglionati per le entrate negli istituti, mantenendo il 50% di presenza sui mezzi rispetto alla capienza. Oppure, per non rischiare di aumentare questa stessa percentuale, chiedere (anche se i tempi sarebbero troppo stretti) un potenziamento di mezzi e numero di personale. C’è anche l’idea dei test salivari per gli studenti, anche se non su questo bisogna sentire il Comitato Tecnico Scientifico e attendere la validazione.

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Carenze che i sindacati, nel corso dell’incontro con l’amministrazione del 19 aprile, hanno fatto notare e che li rendono preoccupati: “Ci troviamo davanti a un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali. Prima di decidere la riapertura al 100% in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione, rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti, anche a campione, valutare i dati dei vaccinati, ancora non disponibili. In caso contrario non c’è alcuna garanzia per studenti e personale scolastico”, dice Francesco Sinopoli della Flc Cgil.

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L’Anp, ha richiesto “di completare il piano vaccinale del personale in servizio presso le scuole per garantire le condizioni di sicurezza che, sole, possono dare continuità all’erogazione del servizio: è necessario, in particolare, che tutto il personale impegnato nell’imminente esame di Stato porti a termine la procedura vaccinale prima del suo inizio”.

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