Riapertura scuole, con ingressi scaglionati l’orario di servizio di docenti e Ata può cambiare

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La riapertura della scuola a gennaio potrebbe riservare un cambio di orario di lavoro per docenti e Ata: con gli ingressi dalle 8 alle 10 i dirigenti potrebbero rimodulare l’orario.

Nelle prossime ore è prevista la chiusura del piano di rientro a scuola di gennaio che il Governo stilerà in accordo con le Regioni. In realtà, se alcune Regioni hanno previsto già di sposare il piano quasi per intero, altre invece hanno già lasciato intendere che adotteranno misure diverse da quelle previste a livello nazionale: le difficoltà maggiori segnalate sarebbero quelle relative all’impossibilità di garantire il 75% delle lezioni in presenza, agli ingressi scaglionati legati anche alla questione trasporti.

Non solo: i dirigenti scolastici di alcuni territori hanno parlato anche delle difficoltà di rimodulare l‘orario di servizio del personale docente e del personale Ata proprio in vista di un possibile scaglionamento orario.

Tuttavia ciò è previsto: in caso di riorganizzazione dei turni di ingresso e uscita da scuola, come prevede il piano del Governo turni di ingresso dalle 8 alle 10, anche l’orario di lavoro del personale potrebbe risentirne.

Nella nota del 9 dicembre il Ministero dell’Istruzione ha ricordato, sulla scorta delle indicazioni del Dpcm del 3 dicembre, che  “occorre modulare il piano di lavoro del personale ATA, gli orari delle attività didattiche per docenti e studenti, nonché degli uffici amministrativi, tenendo conto della frequenza a scuola del 75 per cento della popolazione scolastica”.

E’ chiaro che le Regioni sceglieranno la soluzione da adottare ma ancor di più le singole scuole: sono i dirigenti scolastici che hanno “il polso della situazione”, come ha ricordato nei giorni scorsi Antonello Giannelli, presidente dell’Anp: “in merito alle imminenti proposte di riorganizzazione della rete dei trasporti, in vista della riapertura di gennaio, auspichiamo l’individuazione di soluzioni flessibili e concertate di volta in volta con gli enti locali e le Istituzioni scolastiche autonome, per evitare soluzioni centralizzate non modulate sulle reali esigenze del contesto territoriale”. E ha ribadito l’importanza di far partecipare i dirigenti scolastici nelle scelte organizzative dei tavoli: “la dirigenza scolastica, sulla scorta della conoscenza del contesto, è in grado di modulare l’organizzazione del servizio raccordandosi con gli altri attori territoriali e può, al contempo, governare efficacemente i processi di apprendimento anche in condizioni di straordinarietà”.

Ricordiamo che alcune Regioni come Veneto e Campania hanno chiesto alla ministra Lucia Azzolina di ridurre la percentuale di studenti da riportare in aula, dal 75 al 50 per cento, almeno nella prima fase della riapertura. Queste ultime due si accodano a Lombardia e soprattutto Piemonte, che già nei giorni scorsi ha chiaramente lasciato intendere che la ripresa non potrà essere con il 75% degli studenti in classe.

 

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