Riapertura scuola, iter rischia di fermarsi. Regioni: senza accordo non firmiamo

di redazione

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Non c’è accordo tra Regioni e governo sulle linee guida per la riapertura a settembre delle scuole: l’iter rischia di fermarsi.

Aggiornamento: conferenza rimandata a domani

Le Regioni pretendono di trovare un accordo insieme ai Comuni e alle Province. Stiamo lavorando per questo, abbiamo lavorato intensamente tutta la notte. Vediamo“. Così Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, in una videoconferenza.

Quelle linee guida che erano state presentate per noi non erano ricevibili. Abbiamo fatto delle controproposte che mi auguro il Ministero possa recepire e ho trovato grande disponibilità del ministro Azzolina. Mi auguro che si possa trovare un accordo“, aggiunge, “altrimenti noi non potremmo dare l’intesa, ovviamente“.

Sono tanti i punti su cui le Regioni non concordano con le linee guida ministeriali, inviate dalla ministra Azzolina martedì, discussi nella notte. Presenti oltre al governatore dell’Emilia Romagna, Attilio Fontana, Fedriga, Toma e Tesei e l’assessore all’istruzione della Toscana Cristina Grieco.

Ieri sono state tante le polemiche sulle linee guida ministeriali per la ripartenza a settembre: dalle forze di opposizione politica ai sindacati, il Piano scuola è stato decisamente bocciato.

Alle 12 è iniziata la Conferenza straordinaria delle Regioni. Dalle ore 14 in poi si terranno invece le Conferenze Stato Regioni e Unificata. La Stato Regioni è chiamata a dare – insieme ad altri punti – anche il parere sulle Linee guida e a stabilire la data di inizio delle lezioni.

Forza Italia: condividiamo rilievi Regioni

Condividiamo e sottoscriviamo tutti i rilievi avanzati dalle Regioni e dall’Anci sulle Linee Guida del Ministero per la riapertura delle scuole, soprattutto per due fattori negativi di cui è responsabile solo il governo: il fattore tempo e il fattore risorse“. Così Valentina Aprea e Roberto Pella, deputati di Forza Italia, rispettivamente responsabile del Dipartimento Istruzione e responsabile nazionale Enti Locali Nord Italia e vice presidente vicario dell’Anci, fanno al premier Conte in vista dell’incontro tra la ministra Azzolina e la Conferenza Unificata.

Qualsiasi piano operativo che preveda cambi nei paradigmi formativi e organizzativi per le scuole, deciso a luglio per settembre è destinato ormai a naufragare per i necessari tempi di realizzazione che essi richiedono.
La ministra Azzolina deve rispondere innanzitutto su questa gravissima perdita di tempo per non aver previsto un Piano B di rientro a scuola nel rispetto dei vincoli emergenziali, condizione assolutamente prevedibile sin dalla prima sospensione delle attività scolastiche.
Ma ancor più grave, soprattutto con riferimento alle responsabilità che coinvolgono i Governatori delle Regioni, i Sindaci e tutti gli altri soggetti che garantiscono il buon funzionamento delle scuole, è il fattore delle risorse che non ancora definite in quantità certe, appaiono tragicamente insufficienti anche dopo la integrazione annunciata nella giornata di ieri di 500 milioni in aggiunta ai 400 già stanziati al Decreto Rilancio“.

La riapertura delle scuole – continuano – che riguarda 8 milioni di studenti e le loro famiglie e 1 milione di docenti non può più essere solo un problema del Ministero dell’Istruzione, che pure ha le sue responsabilità e colpe, ma di tutto il governo. Le risorse da destinare al settore istruzione devono pervenire dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per le opere architettoniche, dal Ministero della Funzione Pubblica per garantire organici sufficienti alle nuove condizioni di funzionamento, dal Ministero della Salute per i presìdi territoriali e sanitari ed i costi dei dispositivi di prevenzione e sicurezza e, soprattutto, dal Ministero dell’Innovazione, che deve garantire con finanziamenti straordinari l’acquisto di abbonamenti per la connettività e di device per gli studenti delle superiori che dovranno studiare con modalità DAD nelle aree non coperte dalla Banda Ultra Larga.
Non si può trascurare, che in assenza di questi interventi pubblici, si scaricherebbero sulle famiglie, già così tanto provate dalla crisi post Covid-19 e da settembre anche dalla responsabilità addirittura di pagare le mascherine e di sostituirsi alle strutture pubbliche nel provare la temperatura dei figli ogni mattina, ulteriori costi e modalità difficili di frequenza alle attività scolastiche dei propri figli. Per queste ragioni chiediamo che il Presidente Conte riveda gli investimenti per l’istruzione coinvolgendo tutti i settori ministeriali e le loro risorse”.

Bozze linee guida

Aggiornamento: conferenza rimandata a domani

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