“Riaddestrare gli insegnanti al digitale”. Scoppia la polemica dopo le parole del Ministro Bianchi

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Non sono affatto piaciute al popolo della scuola le parole del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in merito ai nuovi corsi di formazione per docenti sul digitale.

Nel corso del convegno’ Ethics and Artificial Intelligence Confirmation’ promosso dall’Aspen, a Venezia, il titolare di Viale Trastevere ha spiegato: “In Italia, in 4-5 anni, dobbiamo riaddestrare 650mila insegnanti per andare incontro ad insegnamento adeguato al futuro digitale e all’interconnessione globale che si è ormai prospettato”.

Parole che hanno raccolto veramente tanti commenti negativi, a partire dai nostri lettori su Facebook:

È vero che abbiamo uno stipendio da cani, ma essere pure riaddestrati mi sembra un tantino troppo“, scrive sarcasticamente uno dei tantissimi insegnanti che hanno commentato l’uscita del Ministro.

E ancora: “Bianchi pagaci di più che ad “addestrarmi” ci hanno pensato 30 anni di insegnamento!“; “Che brutto termine ‘riaddestrare’! Bisognerebbe ponderare l’uso di certi termini“; “bisogna riaddestrare i politici ad essere preparati, lungimiranti e consapevoli che ad ogni decisione discendono anni di cambiamenti“;

Anche il coordinatore nazionale Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, commenta negativamente le parole di Patrizio Bianchi: “Trovo imbarazzante che il Ministro parli della necessità di riaddestrare 650.000 insegnanti al digitale. Si tratta di un’espressione offensiva”, dice il sindacalista sul proprio profilo Facebook, che aggiunge: “Se questo fosse il senso della Scuola di alta formazione, allora stiamo freschi: i soldi li butteremo veramente via“.

Al netto dell’infelice espressione “riaddestrare gli insegnanti” che è auspicabile venga al più presto corretta, bisognerebbe ricordare al Ministro Bianchi che i 650.000 docenti che ritiene sia necessario preparare per fornire un insegnamento adeguato al futuro digitale, allo scoppio della pandemia si sono impegnati, auto formati (senza bisogno che nessuno li obbligasse con un Decreto Legge) e lanciati nel futuro digitale arginando i danni derivanti dallo stop delle lezioni frontali in epoca COVID”. Così Luca Fantò, Referente nazionale PSI scuola, scuola e università, che dunque interviene sulla questione

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