Dal 2019 in pensione a 67 anni, altrimenti assegno più basso

di redazione
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La Ragioneria Generale dello Stato ha pubblicato il 18° rapporto “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico esocio-sanitario. 

Nel rapporto si affronta, tra gli altri, il tema relativo all’eventuale blocco del meccanismo di adeguamento dell’età, per andare in pensione, alla speranza di vita.

Questo quanto scritto in proposito dalla Ragioneria:

In ogni caso, rileva evidenziare che anche interventi legislativi diretti non
tanto a sopprimere esplicitamente gli adeguamenti automatici previsti dalla normativa vigente, ma a limitarli, differirli o dilazionarli, determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano volta a contrastare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione, in quanto verrebbe messa in discussione l’automaticità ed l’endogeneità degli adeguamenti stessi, per ritornare nella sfera della discrezionalità politica con conseguente peggioramento della valutazione del rischio Paese nei termini sopra indicati.

Il parere della Ragioneria, dunque, sembra essere chiaro: modificare gli adeguamenti automatici indebolirebbe il nostro sistema pensionistico.

Resta, pertanto, la previsione (sebbene il dato non sia ancora definitivo) secondo cui dal 1° gennaio 2019 si può andare in pensione a 67 anni (pensioni di vecchiaia) o con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne (pensione anticipata).

Tito Boeri presidente dell’INPS “Se una persona percepisce la pensione più a lungo, perché si vive più a lungo, è giusto anche che contribuisca più a lungo al sistema previdenziale, altrimenti il sistema non riesce a reggere: promuovere le uscite anticipate si riflette quindi inevitabilmente sugli importi delle pensioni perché «col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano».

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