Renzi vince il primo round. I progetti per la scuola. C’è ancora la chiamata diretta nel suo programma?

di redazione
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red – Nei circoli del Partito Democratico il Renzi ottiene ben il 46%. Qualcuno si consola dicendo che siamo al di sotto della soglia psicologica del 50%. Ma fa bene il protagonista a commentare: "la mia è una mezza vittoria? Forse anche più che mezza…"

red – Nei circoli del Partito Democratico il Renzi ottiene ben il 46%. Qualcuno si consola dicendo che siamo al di sotto della soglia psicologica del 50%. Ma fa bene il protagonista a commentare: "la mia è una mezza vittoria? Forse anche più che mezza…"

"Essere nettamente in testa anche tra gli iscritti è un risultato che in molti non si aspettavano: bene così, – ha affermato – avanti tutta fino alle primarie aperte e libere dell’8 dicembre".

Soprattutto perché i suoi avversari annaspano: Gianni Cuperlo è arrivato al 38,4%, mentre Pippo Civati al 9,19% e Gianni Pittella poco sotto il 6%.

Insomma, Renzi ha messo una forte ipoteca sulla sua futura guida del partito e probabilmente sulla sua candidatura alla guida della coalizione per le prossime elezioni.

Ma, quali sono le sue idee relative alla scuola?

Iniziamo subito con il rilevare una certa cautela nelle sue attuali posizioni rispetto a quelle del 2012, in occasione delle primarie.

Il suo programma constava di 6 punti:

  1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica e sull’upgrade tecnologico della didattica;
  2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuovo Sistema di Valutazione centrato sull’azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicinare gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull’azione della Ofsted;
  3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della performance delle strutture loro affidate;
  4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull’effettiva capacità di insegnare;
  5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: aggiornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell’età evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.
  6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.

Oggi la posizione espressa è decisamente più parca di punti e si limita a slogan che promettono un "ascolto" dei docenti, per poi dare "risposte", "non lasciandoli (gli insegnanti ndr.) soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola"

Poco altro nel documento programmatico, consegnato alla commissione congressuale, nel quale affronta la questione del ruolo dell’insegante e del come tale figura sia cambiata negli ultimi anni: “Quando eravamo piccoli -. si legge nel documento – un insegnante o una maestra di asilo, una professoressa o un docente sentivano su di loro il calore e l’affetto di una comunità che ne riconosceva il ruolo civile. Intendiamoci, gli stipendi erano bassi anche allora. Non è solo una questione economica, ma proprio di autorevolezza sociale. (…) Oggi non è più così: purtroppo. Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito”.

Come verrà tradotta tale "visione"?

Ci piacerebbe sapere se, ad esempio, il punto sulla chiamata diretta dei docenti e degli ATA da parte dei Presidi sia ancora valida o no, rispetto a quando metteva al centro del programma un’autonomia scolastica, ampia, "anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie".

Poco male, dai risultati di oggi, riteniamo, non mancherà moto per scoprirlo.

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