Renzi rimanda riforma di 15 giorni. No a decreto per assumere precari. Disposto a confronto: quali aperture?

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Oggi alla direzione del Partito Democratico, il primo Ministro Renzi fa un mea culpa sulla riforma della scuola. Contestazioni davanti alla sede del Partito Democratico.

Oggi alla direzione del Partito Democratico, il primo Ministro Renzi fa un mea culpa sulla riforma della scuola. Contestazioni davanti alla sede del Partito Democratico.

"Non siamo riusciti a coinvolgere il mondo della scuola e io mi assumo la responsabilità anche se so quanto molti di voi si sono impegnati al confronto. Prendiamoci altri 15 giorni, discutiamo anche in ogni circolo del Pd. Per me nessun problema", ha detto Renzi.

Le parole sono il frutto di una forte contestazione non soltanto esterna, ma soprattutto interna al Partito Democratico su alcuni punti della riforma.

"Faremo più tardi, – ha detto – ma non accetto di farmi dire che stiamo distruggendo la scuola pubblica". "Punto chiave non può essere un decreto per assumermi 100mila, e dove li metti?". "La riforma della scuola – ha poi continuato – la facciamo per i ragazzi e non per assumere 200mila persone, per i ragazzi e non come ammortizzatore".

Intanto, numerose sono le voci che vogliono una apertura a modifiche. Innanzitutto il ruolo dei presidi, prevedendo una loro rotazione dopo due mandati (sei anni). Potrebbe essere rivisto anche il comitato di valutazione dei docenti, con l'esclusione dei rappresentanti dei genitori e degli alunni mentre – sottolineano i renziani – resta improbabile che i relatori di maggioranza accolgano le proposte di modifica della minoranza Dem su sgravi fiscali per le scuole paritarie.

Oggi, notizie di modifiche anche al piano assunzionale che potrebbe vedere una apertura per i docenti di II fascia delle graduatorie d'istituto.

Le parole di Renzi durante l'incontro, però, hanno mostrato una certa sicurezza relativamente alla tenuta della maggioranza. "Io non ho problemi di numeri. Se vogliamo approvare la riforma della scuola così com'è lo facciamo domani mattina, anche a costo di spaccare il Pd. Ma è importante discutere". Così il premier Matteo Renzi, alla direzione del Pd, assicurando di avere i numeri anche sulle riforme costituzionali.(ANSA).

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