Renzi: precari vanno assunti. Anief: nostro sciopero ha fatto centro

di redazione
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Anief – Lo sciopero Anief ha avuto un effetto immediato: far comprendere al Governo che i precari della scuola non si possono lasciare per strada. Lo ha detto poche ore fa il Premier, Matteo Renzi, dichiarando che “nella scuola ci sono 200mila precari e non puoi azzerare tutto e fare un concorso nuovo: con quelle persone hai assunto un’obbligazione”.

La risposta del Presidente del Consiglio è esattamente quella che l’altro ieri mattina l’Anief, assieme a oltre mille lavoratori provenienti da tutta Italia, ha invocato davanti a Montecitorio, nel giorno dello sciopero nazionale.

Trapela soddisfazione dalle parole di Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato: “le nostre richieste sembra che stiano dando i primi frutti. La piattaforma rivendicativa, che ha portato alla giornata nazionale di protesta, è lunga e non bisogna illudersi. Ci sono temi, come il rinnovo contrattuale, su cui la guardia rimane altissima. Però, quello che arriva da Renzi, non a caso il giorno dopo il nostro sciopero, è un segnale importante: significa aver mostrato sensibilità su una problematica importante, fondamentale, per la nostra scuola e per chi vi opera con senso di responsabilità. Anche da precario”.

“Certamente – continua Pacifico – adesso più ancora di prima, attendiamo delle risposte concrete. Siamo un sindacato giovane ma non sprovveduto: sappiamo bene che ai buoni propositi devono fare seguito degli atti normativi che, nel caso dei precari della scuola, si traducono nel collocare decine di migliaia di abilitati all’insegnamento – attraverso Tfa, Pas, corsi di Scienze della formazione primaria, all’estero e altro ancora – in quelle GaE sempre più orfane di supplenti”.

Anche perché, questo il Governo lo sa bene, alcuni giorni fa la commissione Cultura ha approvato un emendamento PD alla Legge di Stabilità, prima firmataria l’on. Maria Grazia Rocchi, per posticipare a luglio del 2017 l’approvazione della delega, prevista dalla legge sulla Buona scuola, sul riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione. Se il testo dovesse avere il beneplacito dalla V commissione, che si occupa di Bilancio, ci sono buone possibilità che trovi poi spazio in via definitiva nel testo della legge di fine anno.

“In questo caso – dice ancora il sindacalista Anief – ci ritroveremmo dinanzi a un altro anno di ‘vuoto’: perché, mentre gli abilitati GaE, come i laureati con titoli e 36 mesi di servizio svolto, vengono messi in stand by, le scuole per produrre le lezioni con regolarità continuano e continueranno, visto che non si vuole vincere la supplentite alla base, di circa 100mila supplenze l’anno di lunga durata, con termine 30 giugno o 31 agosto. La pubblicazione della legge delega sul reclutamento, inoltre, non avrà effetti immediati. Per non parlare del fatto che i nuovi assunti non acquisiranno la cattedra, ma dovranno realizzare un lungo periodo di tirocinio che potrebbe durare anche un triennio”.

“Viene da sé che in questo lungo periodo sulle cattedre libere, oltre che su quelle che diventeranno tali perché spostate dall’organico di fatto a quello diritto, dovranno essere collocati, oltre ai vincitori dei concorsi a cattedra, anche i supplenti laureati, abilitati, specializzati, a volte anche ipertitolati, a cui però la Buona Scuola approvata nel 2015 non ha dato alcuna speranza di stabilizzazione. Renzi lo ha capito, grazie all’intervento pubblico dell’Anief. Ora, è bene che facciano altrettanto i parlamentari, dando seguito alle richiesta di assunzione formulate dal sindacato attraverso
alcuni dei 70 emendamenti alla Legge di Stabilità presentati nei giorni passati. In caso contrario – conclude Pacifico – ad occuparsi del destino dei supplenti-fantasma saranno ancora una volta i tribunali italiani e transnazionali”.

16 novembre 2016

Ufficio Stampa Anief

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