Renzi: i 200mila precari vanno assunti, non puoi azzerare e fare un nuovo concorso

di Nino Sabella
ipsef

Il problema del precariato scolastico, nonostante la Buona scuola e il concorso in atto, è tutt’altro che sconfitto, come testimoniano le numerosissime supplenze assegnate (o meglio da assegnare in molti casi) nel corrente anno scolastico.

A breve, entro gennaio 2017, dovrebbe andare in porto la delega per il nuovo sistema di reclutamento, che sta preoccupando tantissimo non tanto per ciò che prevederà, ma piuttosto per la misteriosa fase transitoria, che dovrebbe traghettare dal vecchio al nuovo sistema.

Le preoccupazioni sono di quelle centinaia di miglia di precari, attualmente collocati nella II fascia delle graduatorie di Istituto o nella terza fascia con 36 mesi di servizio alle spalle. Detta preoccupazione è incrementata dal comma 131 della legge n.107/2015 che prevede di non stipulare contratti a tempo determinato con personale che abbia già svolto 36 mesi di servizio. Vero è che il computo dei 36 mesi parte dal corrente anno scolastico, ma ciò non placa – giustamente – i timori di numerosi precari.

Diversi esponenti politici hanno cercato di tranquillizzare i docenti precari, che vogliono vedere quali provvedimenti legislativi saranno posti in essere.

Alle rassicurazioni dei vari esponenti della maggioranza se ne aggiunge, in data odierna, una che ha un peso notevole e che non può essere disattesa, considerato che a proferirla è stato il Premier, presente oggi alla cerimonia di inaugurazione della ‘Torre Biologica Ferdinando Latteri’ dell’università di Catania, come apprendiamo da livesicilia.it

Queste le parole di Renzi:

“Nella scuola ci sono 200mila precari e non puoi azzerare tutto e fare un concorso nuovo – ha aggiunto il premier – perché con quelle persone hai assunto un’obbligazione perché hai permesso loro di lavorare e li hai portati su una strada dalla quale non possono tornare indietro.

Il Capo del Governo, dunque, sembra essere cosciente del fatto che i precari da anni portano avanti la scuola italiana (insieme ai docenti di ruolo naturalmente), per cui non si può far finta di nulla e spazzarli via con un nuovo sistema di reclutamento.

Aspettiamo adesso che alle parole seguano i fatti.

Versione stampabile
Argomenti:
soloformazione