Religione necessaria all’educazione? No, ecco perché. Lettera

ipsef

item-thumbnail

Inviato da Francesca Corradi – Sono una assistente educativa e laureata in psicologia dell’età evolutiva. Atea.

Ritengo con tutto il rispetto per il soggetto che ha accostato l ora di religione alla formazione educativa, che prima di tutto, deve aver omesso di leggere alcune parti della Bibbia in cui ci sono padri che sacrificano figli e un rapporto uomo donna in cui la donna sarebbe il diavolo fin dalle origini del mondo.

Mi fermo qui queste sono solo alcune delle più violente realtà culturali e di pensiero proposte dalla religione cattolica e dal cristianesimo.

Inoltre aggiungo che vivendo a contatto con giovani in adolescenza, noto che quel che manca intanto è una grossa presenza di interesse per i ragazzi, come persone come esseri umani. Poi una capacità di rapporto con loro e di rispondere alle loro esigenze prima ancora della didattica e dei voti scolastici.

Inoltre manca una presenza di materie come formazione alla sessualità sana e educazione civica come conoscenza della società, della politica e delle leggi della nostra Costituzione. La stessa che recita che l’Italia si fonda sulla laicità dello Stato. La religione è credenza.

A questo paese deve interessare che i giovani pensino. Pensare non credere quindi. Anche a costo poi di ricevere il loro dissenso. La scuola, come ogni adulto, permette di pensare liberamente se poi, di fronte ad un pensiero libero è in grado di rispondere.

Quindi concludo, da donna, da persona e da psicologa, mai vorrei sentire o leggere ancora parole che accostino la formazione umana alla religione cattolica. Se mai. Vorrei che i ragazzi avessero una conoscenza anche della religione ma per formarsi una loro idea sul mondo, sulla storia, e sull’evoluzione o involuzione della realtà umana. Grazie

Senza l’insegnamento della religione cattolica non c’è vera educazione. Lettera

Versione stampabile
anief banner
soloformazione