Religione cattolica a scuola, Granato vuole abolirla. Lo Snadir risponde: “Non è catechismo”

Stampa

L’emendamento a prima firma Rampi che prevede la possibilità per i laureati in scienze delle religioni di insegnare storia e filosofia al liceo, ha creato un nuovo dibattito in merito al ruolo della religione cattolica nelle scuole. Ad accendere la miccia la senatrice di Alternativa c’è Bianca Laurea Granato, che spinge per eliminare l’insegnamento della religione cattolica in favore di insegnamenti laici. Di contro la replica del sindacato Snadir, che risponde alla senatrice ex M5S ricordando le differenze fra catechismo e insegnamento della religione cattolica.

Granato: “Sostituire l’insegnamento della religione cattolica con discipline laiche”

L’ex pentastellata, che aveva criticato fortemente l’emendamento del collega Rampi del partito democratico, è tornata sul tema scrivendo: “si è approfittato di un’emergenza per “infilare” un comma che permette a un laureato in Scienze delle Religioni di insegnare italiano, storia e geografia alle medie, storia e filosofia nei licei e italiano e storia negli istituti tecnici. Tutti a negare la prossimità’ di tale corso di laurea con ambienti vicini alla CEI, noncuranti oltretutto che l’effetto di tale emendamento sia quello di ampliare surrettiziamente il numero degli aspiranti alle cattedre degli insegnamenti statali. Salvo poi, in maniera maldestra, ribadirlo come ha fatto lo Snadir, il primo sindacato dei docenti di religione: “Ci auguriamo che presto la laurea magistrale in scienze religiose, che permette di insegnare religione nelle scuole, possa essere riconosciuta pienamente equipollente ad una laurea come quella in ‘scienze delle religioni’ (LM 64), cosi’ da ottenere la totale parita’ di riconoscimento con i titoli statali .

Scienze delle religioni e insegnamento delle materie letterarie, Rampi (PD): “Mio emendamento è un semplice atto di giustizia. Polemiche fuori luogo” [INTERVISTA]

Per questo motivo Granato e i colleghi di L’Alternativa C’e’ non vogliono “negare il diritto di insegnare a taluni laureati”, piuttosto, “se si vuole far posto ad altre classi di concorso sarebbe ora che l’insegnamento confessionale della religione cattolica venisse sostituito da insegnamenti laici, di storia delle religioni per esempio, rendendo così più ricca l’offerta didattica di discipline storiche, già ridotte dalla riforma Gelmini, e conferendo la possibilità di insegnarle a questi nuovi titolati e ai docenti di storia“. Per l’ex grillina, dunque, “sarebbe ora di modificare in tal senso un Concordato che ha fatto il suo tempo, conferendo più  qualità e spessore ai piani di studio delle scuole di ogni ordine e grado“. 

Lo Snadir: “L’ora di religione non è catechesi”

La risposta dello Snadir, come dicevamo, non si è fatta attendere: “iniziamo col ricordare a chi ancora una volta affronta la questione dell’Irc in maniera superficiale e stereotipata (al punto di non cogliere nemmeno la differenza tra Laurea in Scienze delle religioni-LM64 e Laurea Magistrale in Scienze Religiose) che, se è vero che il laureato in scienze delle religioni (titolo inserito in alcune facoltà di lettere-storia e filosofia di università statali italiane) è uno specialista dotato di appropriati strumenti necessari ad analizzare e comprendere il fenomeno religioso nella complessità dei suoi aspetti, nonché a coglierne le continue interazioni con le dinamiche sociali e politiche, la laurea magistrale in scienze religiose (titolo pontificio), articolata in un triennio e un successivo biennio di specializzazione (conforme agli standard indicati dal “Processo di Bologna”), si propone di sviluppare lo studio delle scienze religiose e degli elementi principali della teologia in prospettiva interculturale e interreligiosa e in dialogo con la filosofia e le scienze umane”.

Sull’abolizione dell’insegnamento della religione a scuola Orazio Ruscica, il segretario dello Snadir, risponde: “a costo di ripeterci: l’insegnamento scolastico della religione trova spazio nella scuola italiana per via di un riconoscimento oggettivo da parte dello Stato, che lo considera portatore di grande forza educativa, nonché di contenuti culturali e formativi della persona, al pari delle altre discipline“.

E ancora: “Non si mette in alcun modo in discussione la laicità dello Stato, ma si tratta di offrire agli studenti gli strumenti culturali sufficienti per comprendere la realtà che li circonda, fornendo loro strumenti e contenuti e educandoli “all’esercizio della libertà in una prospettiva di giustizia e di pace”.

Lo Snadir dunque chiede di smettere di “equiparare l’ora di religione a un’ora di catechesi, invece di considerarla per quello che è, ossia un’ora di formazione culturale indispensabile per cogliere aspetti fondamentali della vita, dell’arte, delle tradizioni del nostro Paese, di quell’insieme di regole, precetti e valori che appartengono alla nostra coscienza collettiva anche per poter meglio confrontarci con altre religioni e altri sistemi di significato, così da avere una visione sistematica della complessità dell’esistenza umana“, conclude Ruscica.

Stampa

Concorso STEM. Minicorso di inglese e informatica, simulatori disciplinari consulenze Skype. Nuovi percorsi rapidi, mirati e intensivi