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Relazione tra intelligenza e plusdotazione nell’individuazione di un soggetto gifted

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Il valore di intelligenza è uno dei fattori necessari per l’individuazione della plusdotazione, ma da sola non è sufficiente.
La teoria di Spearman afferma che un individuo potrà essere riconosciuto come gifted esclusivamente nel caso in cui ottenga risultati eccezionali nell’intelligenza generale.

Per riconoscere una condizione di gifted viene somministrato un test, se il punteggio totale sulla scala del QI supera una determinata soglia allora la persona viene riconosciuta come gifted. Generalmente viene fissata una soglia ad un QI di 130.

Uno dei maggiori studi sui gifted è stato compiuto da Lewis Terman già nel 1925 che, sulla base del punteggio QI, ha provato ad osservare se questo potesse essere effettivamente predittivo di un successo nella vita e della realizzazione della persona stessa.

Si riscontrò come sia difficile poter dare un ruolo causale al QI nella realizzazione delle persone di successo, per esempio, le donne che da bambine avevano ottenuto un punteggio QI sopra alla soglia, da adulte non avevano realizzato il loro talento nello studio perché influenzate dallo status socio economico o dal livello di educazione che avevano raggiunto. Si osservò, quindi, che anche il contesto e la cultura incidono sullo sviluppo della giftedness intellettiva delle persone.

Attraverso questi risultati e tramite ricerche successive, ci si è resi conto di come sia quasi impossibile identificare una situazione di giftedness solo ed esclusivamente tramite il punteggio del QI, in quanto in questa condizione intervengono altri numerosi fattori.

Risulta sempre necessario avere un quadro globale del soggetto che si sta valutando, considerando anche il suo sviluppo sociale, emotivo, i bisogni a livello scolastico e nell’ambiente quotidiano.

Quali altri fattori possono risultare validi per l’identificazione di un soggetto gifted oltre all’individuazione del solo QI?

Nonostante esista l’evidenza secondo cui il solo punteggio di QI non sia sufficiente per identificare una condizione di plusdotazione, ancora oggi è considerato l’indicatore principale di questa condizione. Nel momento in cui si utilizza il QI come primo indicatore della possibile presenza di una condizione di plusdotazione è utile riferirsi anche alla distribuzione di intelligenza attraverso la curva di Gauss.

La curva rappresentata è simmetrica e a campana, essa indica come si distribuiscono le categorie in funzione di una variabile.

Conoscendo la media e la deviazione standard di una distribuzione gaussiana, si può calcolare la proporzione della popolazione che si colloca al di qua o al di là di un dato valore della variabile considerata, o tra due valori della variabile.

In questo caso la variabile corrisponde al livello di intelligenza espresso in punti QI, questa si può dividere in molto bassa, bassa, normale, alta e molto alta, la media per convenzione è posta al punteggio 100 di QI, le percentuali a livello generale di popolazione sono:

5% della popolazione ha un QI > 120 (alto potenziale-moderatamente dotato/dotato);

2% della popolazione ha un QI > 130 (gifted– molto dotato/eccezionalmente dotato);

1% della popolazione ha un QI >145 (gifted-intensamente dotato);

Per quanto riguarda i soggetti plusdotati questi sono presenti in popolazione con una percentuale del 2%, se si considerano anche quelli con un’intelligenza superiore che abbiamo invece una percentuale dell’8% in popolazione.

Se si utilizza la distribuzione gaussiana dell’intelligenza ci si riferisce al QI di tipo Wechsler, cioè un indice di efficienza che consente di collocare il soggetto all’interno del suo gruppo di età, senza alcun riferimento allo sviluppo.

Ogni individuo viene quindi confrontato con i dati normativi della popolazione.

Sulla base del QI e della precocità nello sviluppo spesso associata alla giftedness, nel 2005 Ruf ha identificato cinque livelli di plusdotazione intellettiva, definiti nella seguente tabella.

La plusdotazione quindi viene vista non come un qualcosa di fisso e costante, ma piuttosto, come una particolarità che tende a modificarsi nel tempo, raggiungendo eccellenze oppure affievolendosi.

Quali indicazioni possono risultare utili affinchè nella scuola tutti possano trovare il loro spazio per la realizzazione e la formazione dell’uomo e del cittadino del domani?

Il rispetto delle leggi e la loro attuazione, oggi come non mai, sono fondamentali nella scuola e tali leggi sono l’occasione per la grande opportunità di cambiamento di cui la scuola ha bisogno; ogni genere di cambiamento produce una certa paura, ma spesso e volentieri risulta necessario affinché si possano raggiungere traguardi significativi e importanti.

La vita odierna ci pone sempre più di fronte ad una realtà complessa e diversificata, e quello che oggi si chiede alla scuola e di rivedere la propria organizzazione, la propria metodologia didattica, per far fronte sempre di più ai molteplici problemi che si presentano.

La chiave vincente risulta essere sempre quella della politica dell’inclusione, come una sorta di strategia sociale, per far fronte alle varie diversità che la vita ci pone davanti, diversità considerate come valore aggiunto e non come un fattore negativo.

In particolare i docenti sono chiamati a superare le loro rigidità metodologiche ed aprirsi sempre più ad una relazione dialogo/affettiva che consente di percepire i bisogni degli alunni e di attuare delle soluzioni efficaci; è necessaria anche una maggiore equità nel comprendere i bisogni degli alunni plusdotati, affinchè sia riconosciuto ad essi il loro diritto alla personalizzazione, anche in assenza di certificazione e/o diagnosi.

Tutti gli insegnanti devono sentirsi investiti di responsabilità didattiche-pedagogiche e per migliorare le loro competenze nei confronti degli alunni plusdotati è possibile instituire reti di scuole che condividono esperienze, materiali e modalità formative-didattiche, metodo che viene già attuato all’estero; l’uso di una politica dell’inclusione ordinaria nella didattica, maggiore adattabilità e flessibilità, per accogliere personalizzazioni e individuazioni, senza bisogno di trasformare in speciale un bisogno educativo che in realtà è ordinario e normale.

Questi alunni, devono essere visti dunque come protagonisti e non devono assolutamente essere ignorati o trascurati perché rappresentano una parte aggiunta ad una realtà scolastica complessa che li potrebbe ulteriormente penalizzare con la scelta di percorsi incompiuti e riduttivi.

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