Relazione finale di un modulo formativo PON-FSE: la relazione dell’esperto

WhatsApp
Telegram

La “Relazione Finale” di un corso PON-FSE presenta il percorso di valutazione di un percorso. La relazione si configura quale documento di analisi conclusiva sui risultati conseguiti dal progetto. A tal fine è stata strutturata in modo tale
da evidenziare sia i dati quantitativi relativi al grado di realizzazione del progetto, sia gli elementi che consentono di valutare l’efficacia delle azioni poste in essere.

Il quadro complessivo è stato delineato facendo ricorso a quanto emerge dalla rilevazione del feed-back da parte degli allievi effettuata attraverso il sistema di monitoraggio della qualità dell’intervento proposto dallo scrivente a metà e a fine corso.

Dall’esplorazione sono emersi i punti di forza e le criticità rilevate in corso d’opera nonché gli eventuali correttivi da adottare per la costruzione di nuovi futuri progetti formativi.

Su cosa interviene la “Relazione Finale”

La “Relazione Finale” interviene:

  • sul piano contenutistico, ai risultati raggiunti in relazione alla
  • rispondenza tra le competenze da raggiungere dichiarate e il profilo dei formati in uscita, alla completezza e qualità delle conoscenze professionalizzanti trasferite all’aula, all’efficacia dell’impianto metodologico utilizzato nelle singole fasi del processo formativo, all’adeguatezza del supporto logistico e strumentale, alla quali dei docenti tutor/esperti;
  • sul piano del coordinamento gestionale, all’efficacia del modello
  • di interazione tra i vari attori del progetto (docenti, tutor, esperto, scuola, altro) adottato sia per il presidio della funzione di indirizzo e controllo scientifico e della funzione di indirizzo strategico, sia per l’espletamento delle varie funzioni operative;
  • sul piano strategico, ai risultati formativi conseguiti o che si prevede di conseguire nel breve periodo (comunque prima degli esami conclusivi del ciclo scolastico), agli eventuali risultati raggiunti in termini di contributo all’attuazione delle politiche a sostegno dello sviluppo culturale del proprio territorio, delle pari opportunità, della diffusione della Società dell’Informatizzazione, della sostenibilità educativa, del rapporto tra ambiente laboratoriale e gruppo classe di provenienze.

I campi di indagine

La struttura della Relazione, tiene in considerazione dei seguenti campi di indagine:

  • Quadro sintetico delle attività realizzate
  • attività preliminari alla realizzazione del percorso formativo;
  • attività formative corsuali, applicative su piattaforma;
  • attività di valutazione dell’apprendimento;
  • attività di placement;
  • attività di monitoraggio della qualità degli interventi.
  • Criticità rilevate
  • eventuali correzioni apportate agli obiettivi dell’attività formativa rispetto a quelli dichiarati nel progetto originario, indicando le motivazioni delle scelte operate;
  • eventuali difficoltà operative incontrate e le soluzioni adottate (es. difficoltà di selezione allievi; elevato grado di abbandoni, etc.).

Obiettivi conseguiti

Questi gli obiettivi conseguiti, in uscita, verificabili:

  • grado di coerenza tra gli obiettivi dichiarati e i formandi in uscita;
  • efficacia del modello formativo adottato;
  • esiti educativi e formativi registrati;
  • efficacia del modello gestionale educativo adottato in laboratorio;
  • risultati ottenuti con riferimento all’attuazione delle linee strategiche del Piano di Formazione d’Ambito;
  • risultati ottenuti in termini di attuazione delle politiche a sostegno dello sviluppo educativo/formativo/culturale, delle pari opportunità, della diffusione della Società dell’Informatizzazione e della sostenibilità culturale, in relazione alle specificità del progetto.

La valutazione

L’attività di valutazione è consistita nelle seguenti fasi:

  • diagnosi circa: a) esame dei risultati delle comparazioni effettuate in sede di monitoraggio con contestuale rilevazione degli scostamenti avvenuti, b) identificazione dei punti di forza/debolezza del progetto;
  • proposta circa le azioni correttive da intraprendere anche in vista di un eventuale proseguo dell’azione nel prossimo anno scolastico.

Gli strumenti di verifica

Gli strumenti di verifica applicati sono stati test, simulazioni, approfondimenti di specifiche parti di interesse del corsista all’interno del laboratorio più legato alla propria realtà formativa ed educativa.

Le modalità operative

La valutazione finale è stata finalizzata a un punteggio espresso in decimi sulla base dei dati raccolti circa la motivazione, l’apprendimento effettivo e le tappe formative già raggiunte dai corsisti. La valutazione ha dato luogo alla stesura di un profilo del singolo corsista alla luce delle attitudini dimostrate nel corso del progetto; il tutto calato nell’apposita piattaforma prevista dal Ministero della Pubblica Istruzione.

La tempistica

La valutazione finale ha verificato l’acquisizione delle competenze da parte dei corsisti. Tale aspetto è stato determinante in quanto ha consentito di sapere se il corso/laboratorio di Lingua Madre è stato progettato e realizzato correttamente. Questo tipo di valutazione ha consentito di scoprire se vi sono state manchevolezze, dello scrivente, alle quali bisognerà rimediare impostando apposite azioni correttive, anche in vista di nuovi corsi che la scuola intenderà adottare il prossimo anno.

Il sistema di valutazione dei corsisti

La valutazione dei corsiti è stata effettuata mediante prove scritte di gruppo e di classe. Questi elementi sono rientrati nella stesura del profilo finale di ogni corsista, che costituisce per l’allievo una indicazione per il percorso da seguire in futuro, anche per la scelta del successivo grado dell’istruzione.

Attività Formative-Corsuali

Il corso ha avuto come obiettivo la formazione di soggetti capaci:

  • di fare propri i punti di forza del sistema scolastico, della vivacità culturale;
  • capaci di utilizzare tutte le risorse a disposizione;
  • che siano in grado di offrire soluzioni ad una strutturale debolezza del tessuto formativo, sul versante della lettura ed interpretazione dei testi e della loro produzione.

Gli obiettivi formativi

Gli obiettivi formativi sono coincisi con i fabbisogni di formazione individuati per ciascun docente. In quasi tutti i casi gli obiettivi sono stati ampiamente raggiunti, specie quello aggiuntivo di omogeneizzare le conoscenze di base dei corsisti. Tali obiettivi hanno avuto un riscontro positivo per il gruppo dei discenti dimostrandosi coerenti con i compiti svolti dai docenti tutor ed esperto ed in linea con quanto progettato a monte.

I metodi didattici

I metodi didattici utilizzati sono stati svariati. Alle lezioni in modalità on line si sono spesso affiancati: lavori di gruppo o cooperativi, esemplificazioni di casi, esercitazioni finalizzate all’applicazione della teoria, incontri formativi. I metodi didattici utilizzati sono stati finalizzati a mantenere alto il livello di attenzione della classe. Talvolta si sono avuti leggeri scostamenti per ciò che riguarda i contenuti sviluppati durante lo svolgimento del percorso laboratoriale rispetto a quanto indicato nella fase progettuale, e ciò con lo scopo di approfondire ulteriormente tali contenuti e di adattarli al gruppo.

I materiali didattici

I materiali didattici utilizzati sono stati soprattutto: supporti informatici, libri, dispense didattiche, documenti letterari, studi di casi, testi specifici. Tali strumenti sono serviti da supporto per seguire la lezione in aula e poter effettuare scelte di crescita culturale in linea con le mutanti esigenze formative.

Il ruolo dell’esperto

Il ruolo dell’esperto è stato quello di pianificazione del percorso formativo. A tal fine ha illustrato al dirigente scolastico, al GOP e al tutor: la metodologia didattica prevista, lo scopo e gli obiettivi dell’intervento e delle nuove metodologie attuate.

Il ruolo del tutor

Il tutor ha avuto il ruolo fondamentale ed insostituibile di dare continuità al processo di formazione. È spettato al tutor provvedere, oltre alla regolare tenuta dei registri, a:

  • verificare la disponibilità e la funzionalità delle attrezzature previste e della piattaforma per la corretta erogazione del percorso formativo;
  • rilevare eventuali disservizi di tipo logistico;
  • archiviare la documentazione prodotta dai docenti e dagli allievi;
  • comunicare il piano delle lezioni, le modalità di svolgimento del percorso;
  • riportare i contenuti dei moduli sul registro delle presenze, verificare le entrate e le uscite degli allievi.
  • Ma più ancora è stata la protagonista nella redazione del volume conclusivo, vero fiore all’occhiello di questo percorso laboratoriale.

La collaborazione e il rapporto interpersonale tra formandi/formatore è stata apprezzabile per tutto il percorso formativo con il perseguimento di significativi obiettivi di miglioramento qualitativo del livello di apprendimento nonché dell’attività didattica complessiva.

Linee didattiche e metodologie

Nel relazionare è necessario specificare quali sono state le linee didattiche e metodologiche utilizzate.

Nello specifico, per l’appunto:

  • Lezioni frontali (anche con l’ausilio di mezzi audiovisivi)
  • Lavoro di gruppo
  • Sperimentazione
  • Ricerca
  • Compresenza di docenti
  • Didattica a classi aperte
  • Didattica laboratoriale
  • Partecipazione a concorsi
  • Partecipazione a manifestazioni e spettacoli (teatrali, cinematografici, musicali)
  • Annotazioni metodologiche sulla preferenza del laboratorio.

Organizzare dei percorsi di studio in cui l’organizzazione scolastica sia resa flessibile

Nella scuola dell’autonomia è sempre più sentita l’esigenza di organizzare dei percorsi di studio in cui l’organizzazione scolastica sia resa flessibile. Uno degli aspetti fondamentali di tale flessibilità riguarda il modo di organizzare il tempo e le forme dell’insegnamento per renderli sempre più vicini alle modalità e ai ritmi di apprendimento degli allievi.

La scuola intesa come laboratorio è il luogo in cui non solo si elaborano i saperi, ma anche un insieme di opportunità formative per produrre nuove conoscenze e sviluppare nuove competenze. In questa prospettiva l’azione educativa si sposta dall’insegnamento all’apprendimento, cioè ai processi del “far apprendere” e del riflettere sul fare, allo scopo di rendere gli allievi consapevoli dei processi che vivono.

La presenza dei laboratori PON è indispensabile

Nella prospettiva del disegno di riforma della scuola, la presenza dei laboratori, specie se PON, dunque finanziati su fondi diversi di quelli scolastici, è particolarmente sottolineata sia nel ciclo primario, sia nella scuola secondaria proprio per la funzionalità di tali attività formative nello sviluppo e nel consolidamento di conoscenze e competenze previste dagli ordinamenti e utili al cittadino e al professionista di oggi.

La didattica laboratoriale ha il vantaggio di essere facilmente inseribile in tutti gli ambiti disciplinari, dai campi di esperienza della scuola dell’infanzia alle materie delle scuole secondarie. Nel laboratorio, infatti, i saperi disciplinari diventano strumenti per verificare le conoscenze e le competenze che ciascun allievo acquisisce per l’effetto dell’esperienza di apprendimento nel laboratorio.

L’analisi disciplinare

La didattica laboratoriale comporta per i docenti una continua e attenta analisi disciplinare centrata sulle seguenti quattro dimensioni della conoscenza:

  • Dichiarativa (che cosa)
  • Procedurale (come)
  • Sensoriale (perché)
  • Comunicativa (linguaggi).

La didattica laboratoriale richiede

La didattica laboratoriale richiede che:

  • Si operi in piccolo gruppo
  • Si verifichi una forte interattività fra insegnante e allievi e fra gli allievi stessi
  • L’apprendimento sia cooperativo e condiviso

La mediazione didattica si intrecci con l’operatività degli allievi

La mediazione didattica si intrecci con l’operatività degli allievi, pertanto l’ambiente:

Può essere semplicemente la piattaforma, se l’attività non richiede particolari attrezzature.

Il Laboratorio elemento di organizzazione del curricolo formale

Il Laboratorio così inteso diventa un elemento di organizzazione del curricolo formale di ciascun allievo: esso può essere collocato all’inizio di un percorso o al suo interno o alla sua conclusione a seconda della funzione.

Progettare attività di laboratorio non deve essere visto un vezzo di insegnanti progressisti o missionari, ma deve nascere dall’esigenza di promuovere nei ragazzi competenze più complesse, tipiche di una cultura moderna che riguardano ad esempio il prendere decisioni in condizioni di incertezza, il relazionarsi con culture diverse, l’orientarsi in un mondo confuso, l’essere attrezzati in relazione all’acquisizione e alla gestione del sapere, possedere un pensiero progettuale.

Cosa fa un laboratorio?

Un laboratorio quindi:

  • Risponde in modo vistoso ai bisogni del ragazzo, nel senso che il rapporto tra il progetto e il “guadagno” che ne trae il ragazzo non ha bisogno di spiegazioni.
  • Consente al ragazzo di praticare le competenze che lo abilitano all’essere cittadino (organizzazione di un gruppo di lavoro, assegnazione e assunzione di un compito di realtà, definizione di un prodotto legato al compito di realtà).
  • Consente di imparare facendo, più motivante del prima studia e poi applica.
  • Consente di acquisire un metodo di lavoro personale.
  • Non è centrato solo su un tipo di intelligenza ma articolato per livelli di complessità, su cui i ragazzi possono situarsi per rispondere senza omologarsi.

Gli argomenti trattati nel corso di formazione

Bisogna dettagliare, con sufficiente chiarezza, tutti gli argomenti trattati, magari strutturando la narrazione degli stessi per lezione o gruppi di lezioni.

La verifica e la valutazione

Infine, dettagliare tutti i risultati delle verifiche e la valutazione conclusiva del percorso.

Le relazioni: format, schede, schemi

Ogni scuola, e fa bene a farlo, predispone, già a monte, dei format ben strutturati, al fine di guidare lungo il sentiero del monitoraggio dell’unità progettuale PON, l’esperto e il tutor dello stesso. Schede o format che di fatto indirizzano lungo percorsi davvero valutabili e monitorabili. Un modello di “buona scuola”, sulla tradizione della nomenclatura introdotta dalla legge 107, è quello fornito dall’Istituto di Istruzione Superiore “Don Deodato Meloni” di Oristano, guidato con una magistrale attenzione all’organizzazione e all’implementazione delle buone pratiche e alla loro esportabilità, dal dirigente scolastico Gian Domenico Demuro, le cui schede, i cui format, sono davvero l’esempio più autentico di efficienza.

Relazione finale docenti progetto

PON – relazione statistica finale partecipazione progetto

WhatsApp
Telegram

ASUNIVER e MNEMOSINE, dottorato di ricerca in Spagna: cresci professionalmente e accedi alla carriera universitaria con tre anni di congedo retribuito