Relazione educativa, fondamentale per il processo di crescita degli allievi. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

inviato da Angelo Girolami – La generazione dei nuovi docenti ha dimenticato l’importanza del corpo e del mondo delle emozioni. Purtroppo, l’aspetto narcisistico del docente sta prendendo piede nella scuola di oggi.

I docenti non possono assumere la forma e la sostanza di un robot. Quest’ultimo ha un’architettura mentale complessa ma è privo di anima, è vuoto.  Il vero insegnante deve entrare in relazione con i propri allievi ed essere in grado di saper leggere le loro emozioni:  la paura, la rabbia, la tristezza e la gioia. Esse sono una forma di intelligenza, un’intelligenza emotiva in grado di strutturare  il pensiero.

Il docente, scavando nell’interiorità dell’alunno, deve aiutarlo a conoscere se stesso. La scuola è una seconda casa per gli allievi, un sito di crescita dove si sviluppano competenze e identità: gli allievi imparano e acquisiscono consapevolezza del loro modo di essere, originale e unico, nel mondo.

Il docente non deve mai omologare ma conoscere le diversità degli allievi. J.P. Sartre affermava: “l’altro è l’inferno…”. Con questa espressione intendeva dire che, solo accettando le opinioni altrui possiamo, stabilire un confronto. L’inferno, quindi, è rappresentato dal giudizio degli altri. Superando tale ostacolo, possiamo proiettarci verso una crescita umana ed intellettuale.

Gli odierni conflitti insegnante – allievo non portano da nessuna parte. L’insegnante deve rivelare il proprio mondo. Dal momento della sua rivelazione, l’allievo svelerà il suo, stabilendo così un intreccio di relazioni affettive con l’insegnante. Solo un’interazione profonda fa nascere idee forti.

Le basi della pedagogia scolastica, a mio avviso, sono essenziali per poter svolgere nel migliore dei modi questa professione. La mia opinione non va confusa col fatto che un titolo abilitante all’insegnamento possa trasformare completamente il modo di essere di un docente. Il vero docente deve già disporre di una ricchezza d’animo innata che puo’ raffinarsi con lo studio della pedagogia, dell’antropologia, della psicologia, con l’esperienza e con la passione per l’insegnamento.

Entriamo in relazione con la classe, garantiamo un clima positivo, interroghiamo non solo gli allievi ma anche noi stessi. Rafforziamo tutti questi aspetti. Recuperiamo le tradizioni e il rispetto per il ruolo che ricopriamo, ricordandoci che noi “siamo il mondo”.

Versione stampabile
anief
soloformazione