Regole imposte e regole percepite. Lettera

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Inviata da Gaia Colosimo – La sicurezza va bene ma l’ansia, lo stress e i contrasti non faranno diminuire i contagi.

Da quando è iniziata la scuola mi sto ponendo alcune domande: “Siamo gli adulti che i nostri alunni vorrebbero vedere in una circostanza così peculiare?” “Ci stiamo prendendo cura di loro adeguatamente?” “Dobbiamo ampliare il dibattito sulla scuola?”

Alle prime due non so dare una risposta certa, bisognerebbe chiederlo a loro, ma alla terza so rispondere con certezza: sì, il dibattito sulla scuola va ampliato, senza fare polemiche, senza strumentalizzazioni, ma con il piglio di chi si rende conto che in un periodo del genere bisogna offrire quanto di meglio e anche di più. Di sicuro tutte le energie profuse fino ad ora non sono da minimizzare o peggio ancora da schernire, però di sicuro abbiamo il dovere di aggiustare il tiro se qualcosa non funziona e la chiave è l’ascolto reciproco.

Voglio prendere ad esempio la frase di un libro del pedagogista Daniele Novara, dice: ”…finiamo per rinforzare le reciproche debolezze …”, si riferisce alla scuola e alla famiglia, all’incapacità di questi due capisaldi (preposti alla formazione e all’educazione delle future generazioni) di svolgere il proprio ruolo, alla tendenza crescente di demandare le loro mansioni; l’alto numero dei certificati, bes/dsa, ci dovrebbe allarmare, invece sempre più spesso ci troviamo a richiedere certificazioni come diritti inalienabili degli alunni, senza porci troppe domande sul notevole aumento dei casi. In questo momento diventa ancora più importante unire le nostre forze e cooperare, fermo restando che per vedere i nostri alunni sbocciare e crescere sereni questo principio resta valido sempre, ora come in passato, non dovremmo neanche più soffermarci su una riflessione di questo tipo, sembra lapalissiano che un clima sereno e collaborativo sia fondamentale per una crescita equilibrata, eppure siamo sempre qui a doverlo ripetere.

È talmente difficile collaborare? Eppure lo pretendiamo, scuola e famiglia, dai nostri ragazzi e se disattendono le nostre richieste li giudichiamo, difendendo con tutte le nostre forze il valore di questo principio, dunque perché noi adulti non lo mettiamo in pratica? Quanto è difficile confrontarsi per trovare soluzioni adeguate senza super esperti, referenti covid, commissioni sanitarie, polizia, carabinieri, tric trac e bombe a mano? In un momento del genere credo sia davvero opportuno ritrovare il senso del nostro ruolo, come docenti, come genitori, come istituzioni, come organi di informazione, tutti siamo chiamati a contribuire alla salvaguardia di chi è affidato a noi, vale sempre, ma ora di più, abbiamo il dovere di fare squadra.

Trovo inopportuno, ora più che mai, battere i pugni sul tavolo, piuttosto sediamoci intorno a questo tavolo e cerchiamo di capire come possiamo essere d’aiuto. Questi banchi sono una spesa utilissima, va bene, però non bisogna demandare ogni cosa alla didattica digitale, altrimenti avremo perso un’occasione importante, quella di far convivere innovazione e relazione. Non sempre tutto ciò che è nuovo equivale a progresso, come non sempre tutto ciò che appartiene al passato è da cestinare, solo perché non è attuale. Tutto dipende dalla sintesi che riusciremo a fare attraverso un confronto utile e l’unico che avrà valore sarà quello svolto nel rispetto delle reciproche professionalità.

Rispettare le regole è importante, però se ci siamo dati la regola della distanza dalle rime boccali diventa così necessario mettere i banchi in fila indiana? Non si potevano lasciare le isole (nelle classi in cui c’erano) e disporle in maniera adeguata? I bambini trasgrediscono per natura e avere un compagno alle spalle li costringe a girarsi in continuazione, non sarebbe stato più opportuno lavorare sulla responsabilizzazione piuttosto che sul divieto? I presidi (non li chiamerò mai dirigenti, trovo sia riduttivo rispetto alla loro formazione) in questo momento dovrebbero cercare la collaborazione dei docenti e non agire da comandanti di un esercito, anche perché non siamo soldati e le nostre professionalità potrebbero addirittura tornare utili, qualora si smettesse di impartire continuamente mansioni e si prestasse più attenzione alle tante proposte emerse dal confronto tra colleghi.

La scuola era il luogo della condivisione per eccellenza, oggi il patto di corresponsabilità ha perso il suo valore profondo, quello di condividere qualcosa di unico e prezioso: i nostri ragazzi, piuttosto si è trasformato in una divisione delle responsabilità-colpe in caso di contenziosi, questo la dice lunga sulla società in cui ci siamo trasformati.

Quando spieghiamo qualcosa adeguatamente anche i bambini più piccoli la comprendono, la storia della pedagogia ce lo insegna, ma noi, ormai da troppo tempo, non prestiamo più l’orecchio alle riflessioni pedagogiche e i risultati si vedono.

Per far comprendere bene il senso delle regole non bisogna imporle ma farle percepire, questo implica un impegno importante da parte nostra, una reale assunzione di responsabilità, quella di stringere alleanze!

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