Regolamenti d’istituto: elogio al Decreto Regio. Lettera

di redazione
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Inviato da Cristina Sbarra – Provocatoriamente sì, basta leggerlo per amarlo, almeno nella parte riguardante il codice di comportamento per gli alunni, il capo III del RD n 653 del 1925!

Corto, semplice, chiaro, condivisibile (salvo l’ultimo punto, palesemente esagerato e anacronistico) :

per gli alunni che manchino ai doveri scolastici od offendano la disciplina, il decoro, la morale, anche fuori della scuola, sono inflitte, secondo la gravità  della mancanza, le seguenti punizioni disciplinari:

– ammonizione privata o in classe (professore)

– allontanamento dalla classe (professore)

– sospensione dalle lezioni fino a 5 gg (preside)

– sospensione fino a 15 gg (consiglio di classe)

– esclusione dalla promozione senza esame o dalla sezione di rimo esame (Collegio Docenti)

– sospensione fino al termine delle lezioni (Collegio Docenti)

– esclusione dallo scrutinio finale e da entrambe le sessioni di esame (Collegio Docenti)

– espulsione dall’istituto (Collegiio Docenti)

espulsione da tutte le scuole del Regno (Collegio Docenti)

dalle prime parole, si respira l’aria di gradualità e semplicità che dovrebbe caratterizzare tutte le varie leggi delega, decreti attuativi, note ministeriali e regolamenti della nostra scuola, ma che sono, a volte, pieni di casi e sotto-casi, spesso di difficile interpretazione e che  rischiano di lasciare nel pantano la sicurezza, la certezza della sanzione, l’imparzialità e la gradualità, dando il passo ahimé alla facile disapplicazione!

E’ stato recentemente scritto su queste pagine: “Una riforma a costo zero” (prima del tanto atteso e disatteso aumento degli stipendi) è: “far rispettare le regole”. Giustissimo. Ma quali, se parliamo di studenti ? Quelle del DPR 249/98 poi ‘inasprite’ dal DPR 235/07 a seguito dei fenomeni di bullismo?

E se invece parliamo dei docenti, si tratta del codice di comportamento nel TU della scuola (dlgs 297/94), poi ribadite nel TU dei lavoratori (dlgs 165/01) + decreto Brunetta e infine ancora modificate dal recente dlgs 75/17? (E il nuovo CCNL cosa aggiunge..?).

Bisogna ammettere che ci si perde…

Possiamo confidare che tutto ciò sia recepito nei vari regolamenti di istituto, ai quali dobbiamo far riferimento? Anche se a volte troppo lunghi e pieni di buone intenzioni, tanto che spesso vengono rispettati solo da qualche bestia rara  (guardata male dai più, perché mina al quieto vivere di tutti) ?

Sì, perché questo abbiamo.

Il Decreto Regio non c’è più e sicuramente è meglio così.  

Ma non buttiamo l’acqua sporca col bambino. Ciò che c’era di buono, e cioè la chiarezza e la semplicità, andrebbe mantenuto. Almeno nei regolamenti.

Viva la Repubblica

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