Regionalizzazione, Tassella: il 17 maggio scioperiamo, facciamo sentire la voce degli insegnanti

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Libero Tassella, fondatore del gruppo Professione Insegnanti su Facebook che conta numerosi iscritti, spiega le ragioni dello sciopero del 17 maggio contro le ipotesi di regionalizzazione dell’istruzione. 

Prof. Tassella, più volte lei ha affermato che l’annuncio dello sciopero è stato accolto con freddezza dal mondo della scuola, quasi con indifferenza. Si pensa che la regionalizzazione non sia un tema che tocchi da vicino gli insegnanti?

Non sono affatto d’accordo sul fatto che lo sciopero di un giorno il 17 maggio, non serva a nulla. Solo uno sciopero generale e unitario serve a farsi contare e a palesare dissenso o implicito assenso. Se partecipa il 70% dei lavoratori della scuola , significa che 7 insegnanti e ATA su 10 non vogliono la regionalizzazione dell’istruzione pubblica.”

Perché secondo lei sarebbe necessaria un’adesione di massa?

È uno sciopero che non riguarda solo una parte della categoria legata a specifici interessi o sindacalizzata ma interessa tutti i docenti del Nord, del Centro del Sud e delle Isole, iscritti e non iscritti ai sindacati, contro l’autonomia degli egoismi e delle differenze territoriali che prima ancora che come insegnanti ci dovrebbe interessare e a un tempo indignare come cittadini italiani, consapevoli dei rischi di un’autonomia differenziata comporta sul piano sociale, economico e politico, una riforma dettata da logiche particolaristiche per cui in futuro il nostro destino di cittadini italiani sarà legato alla nostra residenza.

A pesare è una forma di ambivalenza nei confronti delle sigle sindacali?

Dovremmo essere tutti indignati e restiamo invece tutti inerti, indifferenti, cercando una motivazione logica o plausibile, una scusa per non scioperare, incapaci di vedere oltre i nostri interessi vertenziali (il precario, il concorso speciale, la terza fascia, la Gae, il deportato, l’idoneo, il pensionando, ecc..). La polemica contro o a favore dei sindacati in questa circostanza non mi interessa, la trovo francamente strumentale, sindacati confederali, autonomi e di base di cui riconosco l’importanza per me hanno bisogno di autoriformarsi in trasparenza, democrazia, in rappresentanza e in classe dirigente e hanno bisogno di farlo in fretta. Non scioperiamo dunque per i sindacati e non dobbiamo confondere il fine cioè la lotta alla regionalizzazione della scuola con il mezzo, il sindacato appunto. Il nostro antagonista ora non è il sindacato ma quella parte del governo che vuole a tutti i costi realizzare l’autonomia differenziata dopo le elezioni europee pensando di modificare i rapporti di forza nel Governo, stando ai sondaggi

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