Regionalizzazione, Stefani: allarmismo su scuola è infondato

di redazione
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La regionalizzazione è un tema politico, ma non ho ancora visto uno che si opponga a questa riforma davanti a me. Se è propaganda elettorale, lo si dica.

Sono alcune frasi di una dichiarazione rilasciata dalla ministra degli Affari regionali, Erika Stefani, a un altro quotidiano e riprese in un articolo sul NordEst Quotidiano, in tema di autonomia differenziata.

Nonostante il tema dovrebbe riguardare in maniera particolare l’istruzione e la sanità, l’argomento viene spesso trattato con uno sguardo più ampio. L’articolo prende in considerazione i dati pubblicati dall’Osservatorio della Cna delle tre regioni candidate a fare da apripista: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. L’export verso l’Europa da parte di queste economie è fra i più alti, ma la loro capacità di spesa è inferiore a quella dei Laender tedeschi e delle Comunità autonome spagnole. Lo studio presentato a Milano e sintetizzato nell’articolo punta sui valori economici complessivi e lancia un allarme non proprio rassicurante.

Nell’intervista, la ministra Stefani puntava a precisare che “tutto questo allarmismo su scuola e sanità propalato da alcuni è infondato, perché purtroppo già oggi ci sono cittadini di serie B, il che evidentemente non può dipendere da un’autonomia differenziata che ancora non c’è, ma da un problema di mala gestione. Noi con l’autonomia vogliamo far crescere il Paese, non certo creare differenze. Invece vengono diffuse informazioni non veritiere. Alimentare l’odio Nord-Sud è da irresponsabili: oggi c’è bisogno di condividere i percorsi, non di alimentare divisioni che fanno solo male“.

Prima di arrivare a questa conclusione, la titolare del dicastero aveva sottolineato come questo incarico le fosse stato affidato dal presidente del Consiglio e che “la risposta alle istanze di autonomia è nel contratto di governo. Tutto il resto sono solo giochi, giochetti e logiche di conflitto che non mi appartengono. La posizione del M5s sull’autonomia non c’è. Si dice: la si fa. Ma non si sa come“.

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