Regionalizzazione scuola, sindacati scrivono al Presidente Conte

di redazione
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Comunicato Cisl Scuola – Sentiamo il dovere di rivolgerci al Presidente del Consiglio, nella sua veste di massimo rappresentante della politica governativa e ai Presidenti delle Commissioni Istruzione di Camera e Senato per manifestare la fortissima preoccupazione per le gravi conseguenze che comporterebbe il processo di autonomia differenziata, richiesto da alcune Regioni in base al comma 3 dell’art 116 della Costituzione, se fosse esteso al sistema scolastico e di istruzione.

Per questa ragione siamo a richiedere un incontro urgente con le SS.LL., alle quali intanto chiediamo di adoperarsi affinché nessun passo venga fatto ulteriormente in nessuna sede, né governativa né regionale, senza aver preliminarmente investito il Parlamento, a partire dalle Commissioni competenti, e senza aver avviato nel Paese un grande confronto che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Quello che si ipotizza, infatti, non è un semplice decentramento amministrativo, volto alla ricerca di maggiori convenienze fiscali (argomento anch’esso meritevole di approfondita discussione): siamo in realtà in presenza di un progetto di vera e propria devoluzione, che investirebbe in pieno il sistema scolastico del Paese. Ciò equivarrebbe a minare l’unità culturale della nazione, per dare vita a progetti formativi regionali e localistici ben al di là di quella giusta attenzione alle specificità territoriali che, già a sistema vigente, sono assicurati dall’autonomia scolastica prevista dalla stessa Costituzione.

È nostra ferma convinzione, ed è sensibilità diffusa ampiamente tra le lavoratrici e i lavoratori a nome dei quali ci esprimiamo, che l’istruzione sia un valore universale indivisibile che solo il sistema scolastico statale nazionale può garantire, al pari della giustizia, dell’ordine pubblico e della difesa. Ambiti nei quali al diritto soggettivo fa riscontro un obbligo civile e un interesse collettivo che derivano dalla Costituzione: obbligo di frequenza scolastica, libertà di insegnamento e diritto all’istruzione, laicità e autonomia della scuola, aspetti che trovano il loro fondamento nel principio ispiratore definito nell’art. 33, laddove si afferma che la scienza è libera come lo è il suo insegnamento.

A garanzia di un radicamento della scuola nel tessuto sociale del suo territorio, e del rapporto fecondo con tutte le realtà che vi operano e con le quali ogni istituto interagisce costituendosi come comunità educante, valga l’esplicito riconoscimento costituzionale del valore dell’autonomia attribuita alle Istituzioni scolastiche, comunque da salvaguardare nell’esercizio della legislazione concorrente di cui all’art. 117.

È fondata la preoccupazione che una deriva regionalistica del sistema di istruzione possa accentuare gli squilibri già oggi esistenti fra le diverse aree territoriali del Paese, con esiti ancor più penalizzanti per quelle economicamente e socialmente più in sofferenza. Si andrebbe così nella direzione esattamente opposta a quella che sarebbe necessario intraprendere, con economie di scala, per superare con principi di solidarietà e coesione disuguaglianze, discriminazioni, iniquità che storicamente affliggono e dividono la nostra comunità nazionale. Un obiettivo che è ancora la Carta Costituzionale, in forza degli artt. 3, 33 e 34 ad assegnare alla Repubblica, chiamandola a dettare le norme generali sull’istruzione, ad istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi, ad aprirle a tutti, a rendere concretamente esigibile ed effettivo l’esercizio del diritto allo studio. In tal modo la scuola è fattore decisivo di promozione dei diritti della persona e di affermazione dell’unità nazionale. A tale obiettivo le scuole italiane di ogni ordine e grado, proprio in quanto parte di un sistema unitario e nazionale, hanno dato e continuano a dare ogni giorno un contributo decisivo, che suonerebbe ora come un tradimento disconoscere e abbandonare.

Roma, 6 febbraio 2019

FLC CGIL
Francesco Sinopoli
CISL FSUR
Maddalena Gissi
UIL SCUOLA
Giuseppe Turi

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