Regionalizzazione scuola, la Flc Cgil avverte: “Pronti allo sciopero se la riforma toccherà l’istruzione”

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Tiene banco il tema dell’autonomia differenziata: il progetto portato avanti in primis dal Ministro Roberto Calderoli può avere margini di modifiche ma al momento non si capisce in quali direzioni. Certo è che se la scuola dovesse essere tirata veramente dentro la Flc Cgil ha fatto sapere già che sarà pronta allo sciopero.

Se la proposta di autonomia differenziata dovesse coinvolgere anche il mondo della scuola, non c’è alcun dubbio che proporremo uno sciopero e attiveremo tutte le forme di mobilitazione”, commenta Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa Dire.

Già nel 2019, quando c’era il governo giallo-verde, abbiamo proposto uno sciopero contro ogni ipotesi di regionalizzazione della scuola – ricorda Sinopoli – poi è stato siglato un accordo a Palazzo Chigi in cui si escludeva la scuola dai processi di autonomia differenziata. Ma se dovesse ripresentarsi questo rischio, siamo pronti a mobilitarci”.

La motivazione che porta avanti la Flc Cgil insieme alle altre sigle è proprio il rischio di disuguaglianze che potrebbe scaturire da una regionalizzazione dell’istruzione.

Secondo lo Svimez, ad esempio, ricorda Colletiva, uno studente e una studentessa del Sud stanno in classe 100 ore in meno all’anno. Ancora: al Sud i giovani tra i 15 e 24 anni fermi alla licenza media sono il 20 per cento, 5 punti sopra la media nazionale e 9 rispetto a quella europea.

Per tale motivo “la regionalizzazione è la cosa più sbagliata possibile, aumenterebbe solo le differenze che già esistono. Ci sono Regioni che pensano di risolvere i problemi della scuola cavandosela da soli e lasciando le Regioni più deboli in una situazione peggiore. Mentre il problema è il disinvestimento complessivo che si fa sulla scuola a livello nazionale, ormai da dieci anni”, aggiunge Sinopoli.

Ricordiamo che i sindacati di categoria Flc Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola, Gilda e Snals che, insieme al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale hanno dato il via ad una raccolta firme per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la modifica dell’articolo 116 e 117 della costituzione.

La proposta dei sindacati pone un vincolo alla richiesta di autonomia, che può essere concessa solo se “giustificata dalla specificità del territorio”.

Inoltre la proposta esclude “la possibilità di una generica Legge quadro in ambito nazionale che lasci sostanzialmente campo libero a intese tra Stato e singole Regioni”.

IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE

A margine di un convegno a Milano, l’attuale titolare del dicastero di Viale Trastevere, Giuseppe Valditara ha affermato: “Sull’autonomia credo che ci saranno sicuramente i tempi per fare una buona riflessione e per trovare delle soluzioni utili per la scuola italiana e per i territori”.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto paventando il rischio di un’accentuazione dei divari tra Nord e Sud, ha invece detto: “Se si dovessero formare sistemi scolastici diversi, il divario del Mezzogiorno aumenterà. Terrei fuori la scuola sicuramente, su una materia come la formazione dei saperi non possiamo permetterci di aumentare i divari”.

Il progetto di riforma

La bozza di disegno di legge a firma del ministro degli Affari Regionali, Roberto Calderoli, fissa, per alcuni settori, tra cui l’Istruzione, la possibilità che ogni regione possa chiedere, nella propria intesa, una più forte autonomia in materia (salvo le prerogative che sono in capo alle singole scuole).

BOZZA [PDF]

La proposta di legge, si specifica, non significa che una Regione potrà modificare il programma didattico o svolgere attività di insegnamento, che rimane riservata allo Stato. Ciò su cui l’autonomia potrà incidere è l’organizzazione. L’obiettivo a cui mirano le Regioni è iniziare un anno scolastico con i docenti assegnati alle classi fin dal primo giorno. Non è in discussione l’autonomia delle scuole nel fissare i programmi, né i concorsi per le assunzioni. I livelli essenziali di prestazione saranno fissati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

Prima del trasferimento di competenze lo Stato dovrà approvare i livelli essenziali delle prestazioni, entro un anno secondo la bozza.

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