Regionalizzazione scuola, 200mila docenti fuori da sistema nazionale

di redazione
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Paolo Latella, Unicobas –  Se conoscete qualche medium, dite di contattare urgentemente Gentile, Calamandrei e Falcucci. La regionalizzazione probabilmente si farà, le dichiarazioni dei 5Stelle non promettono nulla di buono (“bisogna rispettare i risultati dei referendum locali”).

Secondo la logica della Lega e dei 5Stelle un referendum locale può stravolgere una nazione? Complimenti… ad uno vale uno… una volta…

Il Veneto ha già firmato un accordo col Miur che prevede l’insegnamento di storia e cultura veneta (all’interno dei corsi esistenti), dalle elementari alle superiori; in Lombardia, invece, spariranno gli istituti tecnici (i cosiddetti Its) che verranno assorbiti dai percorsi di istruzione e formazione professionale (uno dei vanti della Regione). Nelle regioni dove la scuola sarà regionalizzata gli uffici (l’Usr regionale o l’ex provveditorato) con relativo personale transiteranno all’amministrazione locale.

Addio controlli incrociati per verificare i titoli di studio. Immaginate il casino che ci sarà nel transito tra amministrazioni. Basta vedere cosa è accaduto nel passaggio dall’Inpdap all’Inps (ricordo a tutti i colleghi di controllare la propria posizione Inps entro il 31 dic 2018 e comunicare on Line l’eventuale anomalia, bloccando la prescrizione).

Il pacchetto scuola solo per il Veneto potrebbe valere circa 2 miliardi di euro.

La trattativa è in corso, però queste prime indicazioni contenute nella bozza già tracciano una strada: il cambiamento sarà graduale, non tutti i docenti passeranno subito alle Regioni, ma potenzialmente Veneto e Lombardia valgono da sole un quarto delle cattedre del Paese.
200mila docenti usciranno dal sistema nazionale.

Il costo standard tanto voluto dalla scuole paritarie religiose diventerà realtà. Finalmente la scuola confessionale diventerà pubblica.
Sulla regionalizzazione della scuola anche il Piemonte e l’Emilia Romagna si stanno muovendo verso quella direzione. Il PD piemontese pare sia d’accordo su questa scelta (gravissima).

Una vera azione reazionaria che colpirà l’ambito sociale. Una regressione culturale che porterà l’Italia indietro di 100 anni con una gravissima e intromissione del Vaticano direttamente nelle aule venete, lombarde, piemontesi, emiliane, romagnole.
I nostri studenti diventeranno esperti della bagna càuda, el codeghì co’ i verz, la Cassoeula, la polenta e osei, lo squacquerone.

Chi se ne frega se non si conoscerà l’importanza dell’opera “Quarto Stato”:
Giuseppe Pellizza da Volpedo iniziò a lavorare ad un bozzetto degli Ambasciatori della fame nel 1891, dopo aver assistito ad una manifestazione di protesta di un gruppo di operai. L’artista rimase molto impressionato dalla scena, tanto che annotò nel suo diario:
«La questione sociale s’impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l’arte non dev’essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti» . L’opera è conservata presso il Museo del Novecento di Milano.

La logica leghista di tutelare il proprio orticello sta vincendo… altro che italiano come cittadino del mondo per cultura ed istruzione. Che brutta cosa. Non pensavo si arrivasse a tanto.

Il vero obiettivo della Lega  è quella di separarsi dalle regioni povere, quelle in difficoltà, le regioni del sud, abbandonarle perchè sono un peso sociale difficile da sostenere. Dovrebbe essere invece il contrario ed investire nell’istruzione proprio al Sud! 

Il M5S è impotente di fronte a queste scelte… Che delusione.

Ma ha ormai senso chiamarla Italia?

Se dovessero essere confermate queste scelte politiche… a gennaio tutti i sindacati scuola, dico tutti, scenderanno nelle piazze italiane per protestare…

L’Unicobas Scuola & Università non farà sconti a nessuno!

 

Paolo Latella

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