Regionalizzazione, Salvini: sì anche per la scuola. Anief, i motivi del nostro no

di redazione
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Anief – Con il Movimento 5 stelle l’accordo sull’autonomia regionale arriverà: lo ha detto, senza troppi fronzoli, il vice-premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, a pochi giorni dall’incontro previsto tra governo e rappresentanti regionali, che potrebbe spalancare le porte all’approvazione del disegno di legge di stampo leghista.

Secondo il leader della Lega, “spendendo i soldi più vicino a dove vengono pagate le tasse è più difficile rubare, sprecare, spendere troppo o spendere male. Penso alla gestione della scuola, più vicina ai territori. La gestione centralizzata ha danneggiato tutti, da Nord a Sud”.

Contro l’approvazione di un disegno di questo genere, Anief ribadisce la sua opposizione piena, in tutte le sedi. Ad iniziare da quelle giudiziarie. Prima di tutto, perché si tratterebbe di una norma-spot del tutto incostituzionale. Con i precedenti tentativi sistematicamente naufragati nelle aule di giustizia. In secondo luogo perché, prima di regionalizzare i servizi pubblici, è fondamentale che il governo trasferisca due terzi delle risorse del bilancio statale al Meridione.

I MOTIVI DEL NO SPIEGATI DAL PRESIDENTE ANIEF

“Le risorse – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – andrebbero assegnate per potenziare infrastrutture, sviluppo industriale e terzo settore. Solo dopo aver messo sullo stesso piano tutte le regioni italiane si potrebbe in teoria portare avanti una gestione di autonomia dei servizi primari, come la scuola. Anche se chi porta avanti tale convinzione, forse non si rende conto che in un mercato globale non è la provincializzazione che aumenta il PIL di un territorio”.

“Per tutelare l’unità nazionale – continua il suo presidente – siamo pronti come Anief ad aderire a tutti gli scioperi proclamati nelle prossime settimane. E a ricorrere nei tribunali di competenza, al fine di rispettare quel vincolo solidaristico che si vorrebbe violare, negando l’opportunità di sviluppo delle nostre aziende sull’intero territorio nazionale. Perché se negli ultimi dieci anni le risorse per strade, ponti e ferrovie della Sicilia sono state tagliate, ora come si fa ad accusare quella regione di essere una ‘palla al piede’ dello sviluppo della Lombardia, dove invece gli investimenti nello stesso periodo sono stati triplicati?”.

“La verità è che se qualcuno ruba fondi o trasgredisce la legge va denunciato e arrestato: a Roma, come a Palermo o Milano. Anche se ricopre una carica pubblica, soprattutto se utilizza fondi pubblici statali, regionali o europei. Non abbiamo dunque alcun bisogno della regionalizzazione per scoprire i colpevoli, ma solo – conclude Pacifico – del sereno operato della giustizia”.

IL NO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL SINDACATO

Ma c’è dell’altro: la stampa specializzata ha calcolato che il 23% dei dipendenti nel mondo della scuola potrebbe diventare un dipendente regionale e non più statale. Inoltre, la regionalizzazione avrebbe come effetto la stabilizzazione del personale nelle regioni dove si comincia a lavorare, a dispetto della bocciatura dell’emendamento nel decreto semplificazioni che prevedeva il blocco dei cinque anni per il personale in servizio sul quale Anief ha messo le mani avanti reputandolo incostituzionale: se passerà il ddl, infatti, per poter richiedere trasferimento, a questo punto, per i neoassunti serviranno accordi tra Regioni o tra la Regione e l’amministrazione centrale.

Il no del sindacato autonomo alla regionalizzazione scolastica è unanime: domenica scorsa, dopo aver esaminato il testo con cui il Governo vuole regionalizzare l’Istruzione pubblica, dando seguito all’articolo 116 della nostra Costituzione mai attuato sino ad oggi, i vertici dell’Anief hanno posto il loro veto al provvedimento che, attraverso un iter velocissimo, vorrebbe portare da subito l’autonomia scolastica a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Il Consiglio nazionale dell’Anief ha ricordato che tutti i tentativi di regionalizzazione condotti sino ad oggi sono stati sistematicamente cassati nei tribunali, a causa dell’incostituzionalità che comporterebbero: sono esemplari le sentenze n. 242/2011 della Consulta che hanno bloccato le nuove norme proposte dalla provincia autonoma di Trento, in riferimento all’art. 92, c. 2bis, legge 5/2006, sull’inserimento in coda del personale iscritto in graduatorie diverse da quelle provinciali trentine e il “super servizio attribuito” al lavoro svolto nelle scuole trentine o ancora alla precedenza di accesso agli asili nido riservata ai residenti o lavoratori per almeno 15 anni nella regione Veneto.

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