Regionalizzazione per attuare secessione soft. Lettera

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Inviato da Biagio Biancardi* – La scuola è per ogni governo lo strumento più semplice ed immediato per dare un segnale della propria visone del mondo, quella che i tedeschi chiamano Weltanschauung.

Tutti ci provano e l’attuale governo non smentisce questo modus operandi.

Dopo il tentativo di aumento dell’orario di lavoro delle Superiori con il governo Monti ed il ministro Profumo (sfruttamento del lavoro in una logica neo-capitalista); dopo la 107 della sig.ra Giannini e del governo Renzi (il DS trasformato in Caudillo e l’alternanza Scuola/Lavoro per fornire manodopera a costo zero al sistema produttivo); dopo il governo Gentiloni con la sig.ra Fedeli che voleva estendere sempre più l’esperimento liceo quadriennale (avviare prima al mondo del lavoro manodopera dequalificata); adesso con il governo Lega /5Stelle abbiamo una preminenza ideologica della Lega che vuole imporre la propria visione politica sulla scuola.

La Lega ha puntato sulla regionalizzazione della scuola per attuare il suo obiettivo di secessione soft, un’eutanasia della scuola italiana attuata con toni bassi promettendo finti aumenti di stipendio nelle regioni padane ( i famosi 400.00 euro sventolati all’opinione pubblica).

I sindacati confederali ed autonomi (Flc, cisl scuola, uil scuola rua, snals e gilda) hanno ritrovato l’unità sul tema dalla regionalizzazione che indebolirebbe la rappresentatività dei lavoratori suddivisi in tante piccole realtà, non permettendo una vera rappresentanza naz.le.

Chi vive già questa esperienza nelle regioni del Nord a Statuto speciale ha già assaggiato il fiele di questa proposta, ovvero: aumenti di stipendio solo con aumenti dei carichi di lavoro (anch’essi tutt’altro che certi e da definire nel bilancio reg.le dove Sanità e Trasporti fanno la parte del leone) nella suddivisione delle risorse, come succede già con tutte le scuole d’Italia.

Quali conseguenze? Docenti usurati, e scuola bloccata, anchilosata dove la mobilità è impossibile per il personale ed i DS dipendono direttamente dal potere politico e con innovazione didattica consiste nel fare qualche lezione in dialetto. Un vero disastro che mina le basi della cultura italiana trasformandola in un mosaico grottesco senza una sua unità.

L’autonomia scolastica già permette di operare, per rendere la scuola più vicina al territorio, ma senza subalternità e garantendo sempre la sua autonomia e libertà d’insegnamento sancita dall’art. 33 della Costituzione.

Quindi i colleghi del Nord non cadano nella rete di Zaia e company.
La regionalizzazione è un percorso deleterio per i lavoratori, per i docenti e per gli studenti che vedrebbero una scuola schiava del potere politico interessato solo a percorsi formativi che non sviluppino senso critico e competenze reali, ma una sorta di apprendistato permanente inseguendo l’apparato produttivo che involve ed evolve continuamente.

*Esecutivo Nazionale – Esecutivo Regionale Campania – UIL Scuola RU

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