Regionalizzazione Istruzione richiederebbe nuovo assetto legislativo

di redazione
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Attenzione alla regionalizzazione dell’Istruzione. Comporta il rischio di un nuovo centralismo regionale.

E’ l’allarme lanciato sul Sussidiario.net con un ragionamento lungo e articolato di Giuseppe Santoli che suggerisce l’opportunità di un nuovo riassetto legislativo sulle autonomie locali e regionali.

La regionalizzazione differenziata del sistema istruzione potrebbe diventare una matassa più intricata del previsto.

L’articolo mette in evidenza come le tre Regioni che portano avanti questa istanza siano già non omogenee su come vorrebbero gestire l’istruzione e la formazione, ampliando quanto previsto nella Costituzione riformata al Titolo V.

Il Veneto e la Lombardia – scrive Santoli – spingono per la trasformazione delle competenze concorrenti in competenze esclusive, con la richiesta di sostituire lo Stato con la Regione. Più morbida la richiesta dell’Emilia Romagna, che propone una più articolata integrazione tra lo Stato e la Regione“. 

Le Regioni, in base alla riforma del Titolo V della Costituzione, hanno competenza sulla formazione professionale, compresa quella superiore, nonostante “non sia stato ancora adottato un sistema di valutazione e certificazione comune, a livello nazionale ed europeo, che consenta il riconoscimento reciproco dei titoli”.

L’articolo mette anche in evidenza che, in vista della realizzazione dell’autonomia differenziata, bisognerà stabilire quale sarà il destino degli istituti professionali. Alla luce del fatto che nel testo costituzionale riformato il settore professionale contempla l’istruzione e la formazione, ci si potrebbe trovare di fronte a un “doppio canale” (statale e regionale).

La materia potrebbe rientrare fra quelle della competenza concorrente Stato Regioni, ma secondo l’autore dell’articolo, sarà difficile che nonostante la “ulteriore autonomia”, si possa arrivare ad avere una autonomia totale come esiste per le Regioni a statuto speciale.

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