Regionalizzazione, insegnanti indifferenti al problema. Lettera

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Qual è il senso di una petizione contro la regionalizzazione della scuola statale? Certo con le petizioni non si fan rivoluzioni, parafrasando il Guccini dell’ Avvelenata, ma mi domando cosa gli insegnanti siano disposti a fare contro la regionalizzazione?

Che fare? Scriveva Lenin. Io credo che la petizione contro la regionalizzazione della scuola sia solo un primo passo e non poteva non essere organizzata dal più grande gruppo facebook degli insegnanti e come molti ci hanno chiesto sul gruppo Professione Insegnanti.

La Scuola come é ovvio non riguarda solo gli insegnanti, ma anche gli studenti e ogni cittadino italiano, come la Sanità e la petizione deve dar voce al dissenso nel paese e forza alle forze politiche o a singoli esponenti che si oppongono alla regionalizzazione voluta dalla Lega , fossero essi ministri, deputati, senatori, sindacalisti, giornalisti, intellettuali, ecc..

Ma dopo? Anzi subito dopo bisognerebbe scioperare e manifestare in massa.

I tempi stringono da qui il mio appello a tutti i sindacati per un’ azione finalmente unitaria. Non succede dal 5 maggio 2015 quando si scioperò contro la buona scuola.

Non credo ad azioni in solitaria di sindacati minoritari che hanno il solo ed esclusivo scopo di farsi e farci contare da Salvini e da Zaia, paradossalmente dando forza ai fautori della regionalizzazione, che stanno facendo leva proprio sulla passività degli insegnanti.

Colleghi, la nostra petizione a oggi ha raggiunto solo 26.000 firme, non ho parole, non oso pensare al numero di quanti potrebbero scioperare o manifestare, forse è proprio questo che frena i sindacati. Stanno smantellando la scuola statale e i diretti interessati cosa fanno? Nulla.

Quando va bene si lamentano o con il classico inconcludente condizionale dicono, si dovrebbe fare la rivoluzione, si dovrebbe scendere tutti in piazza, si dovrebbe fare sciopero per un mese, quando non lo fanno neppure per un solo giorno, oppure, va di moda, si dovrebbe fare come i gilet gialli in Francia.

Colleghi, mi addormento, svegliatemi quando passa il tram chiamato desiderio o rivoluzione!

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