Regionalizzazione, ecco le regole per docenti e ATA in Friuli

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In Friuli-Venezia Giulia, il governatore leghista Massimo Fedriga, anticipa tutti sull’autonomia della scuola: ha approntato un provvedimento per la regionalizzazione dell’assetto scolastico, manca solo la firma del ministro.

Ne parla Italia Oggi.

In cosa consisterà

Nella scuola regionalizzata friulana ci sarà la  composizione degli organici e delle graduatorie, la possibilità di stipulare contratti con dirigenti scolastici e di bandire concorsi se necessario, il calendario scolastico, la possibilità di istituire insegnamenti integrativi di interesse regionale, il trasferimento dell’Ufficio scolastico sotto il controllo della Regione, l’individuazione di standard minimi formativi, la creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, un tetto alla presenza di stranieri nelle classi, l’elaborazione di un piano per gli istituti plurilingue (italiano, sloveno e tedesco).

Lo Stato non spenderà più per i servizi , ci penserà la Regione, che metterà a disposizione, nel biennio 2019-2020, 800 mila euro per assumere dirigenti scolastici e direttori di servizi generali e amministrativi e un milione e 200 mila euro per le supplenze di insegnanti di sostegno e personale amministrativo.

Gli stipendi degli insegnanti (circa 900 milioni di euro) continueranno ad essere pagati dallo Stato. Un primo accordo è già stato firmato col ministro Bussetti: la Regione si è impegnata a trasferire, mediante la formula del distacco, proprio personale (per ora 10 dipendenti) all’Ufficio scolastico regionale, che adesso è un ufficio periferico del ministero, ma che dovrebbe passare sotto il controllo regionale.

Il NO dei sindacati

I sindacati non appoggiano la regionalizzazione; Adriano Zonta, segretario Flc (Federazione lavoratori della conoscenza)-Cgil, afferma sulle pagine del giornale: “Se da un lato apprezziamo lo sforzo prodotto per aiutare gli uffici e le scuole in difficoltà, per noi resta prioritario il ruolo dello Stato in materia di istruzione. Una cosa quindi è intervenire con risorse proprie per colmare le carenze dello Stato, altro acquisire parte del personale, producendo uno smembramento del comparto scolastico tra docenti, da una parte, e il resto dei lavoratori dall’altra. Una scelta simile riporterebbe la scuola indietro di vent’anni”.

Anche Marcello Pacifico, presidente del sindacato autonomo della scuola, Anief, dissente : “Anche se in modo molto vago il presidente del consiglio ha preso un impegno per mantenere l’unità dell’istruzione pubblica: è bene che si ricominci da lì, mettendo subito da parte egoismi regionali che poggiano su leggi incostituzionali”.

Commenta invece l’assessore friulano Rosolen: “Questo accordo e questa firma attestano che c’è una convergenza nel dare risposte alle emergenze del personale in forza alla scuola e segna un’assunzione di responsabilità della Regione che, in questo modo, recupera il tempo perso nella mancata attuazione del titolo V della Costituzione sul tema dell’autonomia scolastica. Mi auguro che entro l’anno avvenga il trasferimento dell’Ufficio alla Regione quale primo passo del percorso di regionalizzazione dell’istruzione”.

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