Regionalizzazione, docenti bloccati per 7 anni. Anief: incostituzionale, ricorreremo alla Consulta

Comunicato ANIEF – Altro che scuola esclusa in toto dall’autonomia differenziata: il blocco, oggi triennale, e di cui si era a lungo parlato per portarlo a 5 anni, ora si vuole estendere fino a 7 anni.

Anief è pronta a ricorrere da subito alla Consulta se non riuscirà in contrattazione integrativa ad ottenere il rispetto della libera circolazione dei lavoratori nel territorio nazionale.

Marcello Pacifico (Anief): L’estensione è assurda, perché siamo obbligati a garantire la circolazione dei cittadini europei e ora vorremmo mettere le barriere per quelli italiani. 

La mancata collocazione della scuola nell’accordo nel Consiglio dei Ministri sulla regionalizzazione non corrisponde alla verità piena: perché se è vero che le regioni non potranno assumere i docenti, come inizialmente aveva chiesto la Lega, secondo quanto prevede l’ultima bozza per l’attuazione dell’autonomia differenziata, i governatori, in accordo con la Giunta, avranno facoltà di chiedere al Ministero di alzare gli anni di blocco della mobilità per i docenti neoassunti fino a sette anni.

“Le indicazioni – scrive Orizzonte Scuola – saranno inserite nei bandi di concorso. Ricordiamo che allo stato attuale gli anni di blocco sono 5”. L’incremento ha tutta l’aria di essere “una concessione fatta a Lombardia e Veneto per affrontare il fenomeno della carenza degli insegnanti e il rientro dei docenti emigrati nelle proprie terre. Sempre le regioni, avranno “mano libera” per quanto riguarda “l’alternanza scuola-lavoro. Mentre il Governo centrale ha tagliato i fondi e le ore a livello nazionale, si darà possibilità alle regioni di potenziare i percorsi autonomamente”.

Sull’impossibilità di spostamento dei neo-assunti fino a 7 anni, l’Anief non transige. Se confermata nel testo finale sulla regionalizzazione, il sindacato è pronto ad impugnarlo sino alla Corte Costituzionale. Si tratta di una disposizione normativa, infatti, che contiene evidenti limiti di carattere costituzionale, perché sopprime il diritto alla famiglia e al lavoro: già nel 2011, con la Legge 106 e poi nel 2013, con la Legge 128, si approvò una norma di questo genere. Poi, però, ci si rese conto della sua illegittimità, anche in palese contrasto con le prerogative sindacali poiché oggi, approvandole, non si terrebbe conto del contratto nazionale sulla mobilità, in vigore fino all’anno 2022.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “quella dell’allargamento dei blocchi dei no-assunti è una scena che si ripete da anni. È evidente che si intende scoraggiare i docenti meridionali a trasferirsi al Nord, dicendo loro che il ritorno a casa avverrà chissà quando. Il senatore Mario Pittoni, della Lega, lo chiese una decina di anni fa all’allora ministra Mariastella Gelmini, poi il tutto venne derubricato a tre anni dalla legge 128/12 da un’altra ministra, Maria Chiara Carrozza, e sospeso per la mobilità straordinaria introdotta dalla legge 107/15 voluta dal governo Renzi, all’indomani della sentenza della Consulta sul trasferimento a pettine ottenuto dall’Anief all’atto dell’aggiornamento delle GaE. Ora, ci risiamo, con Anief che si dice più tenace e combattiva di allora, anche perché – conclude il sindacalista – nel frattempo è diventata pure rappresentativa”.

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