Regionalizzazione, Anief: la scuola è nazionale

di redazione
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Comunicato Anief – Al Forum Ambrosetti di Cernobbio, sul lago di Como, l’autonomia differenziata è diventata un vero terreno di scontro: richiesta da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, è stata reclamata a gran voce dal governatore lombardo Attilio Fontana, perché l’organo di garanzia costituzionale deputato a legittimare gli atti dello Stato e delle Regioni avrebbe detto di sì a quel modello discriminante.

A prendere le distanze sono stati il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che vuole escludere la scuola dall’accordo, e l’omologo campano Vincenzo De Luca che si oppone fermamente.

La replica del presidente Anief sulla giurisprudenza della Consulta

Marcello Pacifico (Anief): “Il presidente della Lombardia Attilio Fontana dovrebbe ricordare come proprio una legge della Regione Lombardia (articolo 8, legge 7/2012) è stata dichiarata incostituzionale proprio perché attribuiva ai dirigenti scolastici del territorio la facoltà di indire concorsi per affidare in via sperimentale incarichi annuali e favorire la continuità didattica in nome dell’autonomia. La sentenza n. 76/2013 della Consulta parla chiaro: la norma violava l’art. 117, secondo comma, leggere g, della Costituzione, richiamando ben altre due sentenze che ribadiscono come il personale Ata e dirigente sia nei ruoli dello Stato (nn. 147/2012, 37/2005) e come soltanto alcune forme di coordinamento – e non il passaggio di profili dallo Stato alle Regioni – possa essere normale attraverso accordi tra le Istituzioni della Nazione (n. 104/2010). Persino laddove il personale è da anni transitato nella Provincia autonoma di Trento (territorio a Statuto speciale), con la sentenza n. 242/2011, la Corte Costituzionale ha posto dei paletti stringenti su ricorso promosso proprio dall’Anief in merito alla valutazione di punteggi nel reclutamento del proprio personale docente, diversi da quelli concordati con lo Stato a livello nazionale.

Le posizioni dei vari governatori

Dopo il no del M5S e del premier Giuseppe Conte e del ministro Fioramonti, i fautori della regionalizzazione sono tornati all’attacco. Lo ha fatto, in particolare, il governatore lombardo Attilio Fontana: al Forum Ambrosetti di Cernobbio, sul lago di Como, ha parlato a nome della Lombardia, spiegando di fare approvare in proprio le norme sull’autonomia differenziata, come avrebbe avallato la stessa Corte Costituzionale, in base alla quale le Regioni potrebbero organizzare una parte di questa materia.

Rispetto a tale posizione, oltranzista e molto discutibile, ha preso le distanze Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, e anche un altro governatore: quello campano Vincenzo De Luca. Il primo ha detto che non gli interessa nulla di avere docenti che dipendano dalla regione, mentre è grave “che i nostri figli a inizio anno scolastico e spesso per mesi non hanno davanti un insegnante che dovrebbe accompagnarli fino alla fine dell’anno scolastico”. Altrettanto categorico è stato Vincenzo De Luca, a capo della Campania, secondo il quale “la regionalizzazione della scuola non esiste e non si farà mai”, perché “non possiamo avere la scuola di seria A e di serie B”.

Il commento del presidente Anief Marcello Pacifico

Secca la replica del presidente del sindacato Anief: “la scuola è già autonoma e bisogna intervenire proprio dalle esigenze del territorio e non delle Regioni per recuperare quel ritardo strutturale esistente, lottare contro la dispersione e l’abbandono, come anche confermano gli ultimi dati Invalsi, pubblicati ad inizio estate. È fuorviante questo dibattito sull’autonomia differenziata che ha come unico vero obiettivo abbandonare il ruolo dello Stato come garante del diritto all’istruzione su tutto il territorio nazionale. La giurisprudenza, poi, cui allude – senza citarla – il Governatore Attilio Fontana, afferma il principio del reclutamento statale del personale docente, dirigente e Ata”.

“La scuola – continua il presidente nazionale Anief – è nazionale e come tale va gestita. Punto. C’è un problema di stipendi, congelati a livello nazionale, è vero. Noi, come primo step, abbiano proposto una soluzione utile a tutto il personale scolastico a costo zero: recuperare i 200 euro in più al mese, che la Legge Gelmini del 2009 doveva destinare alla categoria dei docenti dopo i tagli alle scuole e agli organici. E, nel contempo, permettere anche l’introduzione di nuovi profili superiori per il personale Ata, permettendo così pure una forma di carriera fino ad oggi boicottata sul nascere. Sul reclutamento, cominciamo ad assegnare organici alle scuole in base al bisogno del territorio (meno alunni per classe specie nelle zone economicamente sofferenti, ad alto flusso migratorio e di dispersione scolastica, nelle zone a rischio o isolate), risorse aggiuntive per premiare quel personale che agisce in un contesto oggettivamente più difficile, e poi sul reclutamento estendiamo il doppio canale a graduatori di istituto provinciali. Il Governatore della Regione Lombardia come quello del Veneto farebbero bene in questi giorni a farsi sentire, invece, sul licenziamento delle maestre delle loro scuole per il quale il decreto dignità ha contribuito poco, per garantire la continuità didattica e l’avvio regolare del nuovo anno nelle scuole primarie e dell’infanzia”.

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