Regionali. PD perde quasi il 20% rispetto alle europee, quanto ha inciso la scuola? Renzi non si ferma

di Anselmo Penna
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Partiamo col dire che il primo partito in assoluto è stato quello dell'astensionismo che ha raggiunto il 48%, un calo dell'11% rispetto alle elezioni precedenti.

Partiamo col dire che il primo partito in assoluto è stato quello dell'astensionismo che ha raggiunto il 48%, un calo dell'11% rispetto alle elezioni precedenti.

Ciò dimostra una politica sempre più distante dai cittadini, al di là degli slogan "rottamatori".

Il PD le elezioni non le ha parse, ma non le ha vinte. C'era molta attesa sul risultato da parte del mondo della scuola, perché i docenti sperano che un risultato non soddisfacente faccia rivedere la riforma della scuola sui punti che in questi mesi sono stati fortemente contestati.

Passare dal 41% delle europee ad un 23% delle regionali dovrà far riflettere il PD, soprattutto perché prende piede il Movimento 5 stelle che in alcune regioni ha raggiunto la maggioranza relativa ponendosi alle costole del primo partito.

Quanto ha inciso la scuola? Difficile da dire, secondo gli esperti, la scuola conta l'1%, ma la riforma non è contestata solo dagli addetti ai lavori, il malcontento è molto più ampio. Interessante sarebbe sapere quanti voti sono passati al Movimento 5 stelle che, forte della sua posizione di opposizione, è riuscito ad intercettare maggiori consensi contestando gli aumenti dei poteri ai dirigenti e il piano di assunzioni.

Di certo, il PD dovrebbe interrogarsi sulla natura stessa delle riforme, ma pare che Matteo Renzi abbia driblato la questione, addossando alla minoranza PD i motivi del calo di consensi perché "votano contro" e non alle riforme contestate anche dai suoi stessi elettori.

Insomma, accusato il colpo, avanti tutta.

Elezioni. PD dimezza i voti (23%), M5S segue con il 18%. Forti polemiche sui risultati. Renzi scontento

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