Referendum sì, ma non così

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Esprimiamo tutta la nostra contrarietà rispetto a iniziative aleatorie e non condivise dalla maggioranza dei docenti, come quella del comitato nazionale Leadership alla Scuola di indire un referendum abrogativo della riforma della scuola (legge 107/2015), per i seguenti motivi.

Esprimiamo tutta la nostra contrarietà rispetto a iniziative aleatorie e non condivise dalla maggioranza dei docenti, come quella del comitato nazionale Leadership alla Scuola di indire un referendum abrogativo della riforma della scuola (legge 107/2015), per i seguenti motivi.

L’iniziativa contrasta con quanto deliberato nell’assemblea nazionale dei lavoratori della scuola del 12 luglio, nella quale è stato deliberato di rinviare ogni decisione all’appuntamento del 6 settembre

(http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article961).

Quesiti che non siano stati elaborati da esperti costituzionali rischiano di non essere giudicati legittimi presso la Corte di Cassazione e non ammissibili da parte della Corte Costituzionale, costituiscono una grave perdita di tempo e di energie e mettono a rischio la credibilità dell’intera categoria.

L’iniziativa è intempestiva: il referendum verrebbe fissato in un momento in cui la legge di riforma non è ancora in gran parte attuata.

Anche qualora i quesiti fossero giudicati ammissibili, è auspicabile preventivamente una larga condivisione in vista di un referendum nel quale è necessario raggiungere non solo il quorum (25 milioni di cittadini, almeno, che occorre convincere ad andare a votare in una domenica dal 15 aprile al 15 giugno, come previsto dalla legge), ma anche la maggioranza dei voti favorevoli all’abrogazione.

Abbiamo rilevato infatti ulteriori forti elementi di criticità.

A nostro parere l'iniziativa non va bene per:

– la tempistica (il 30 settembre è vicinissimo);

– il quesito depositato (sono presenti precetti di natura finanziaria non referendabili e quindi sarà bocciato);

– l'abrogazione secca, a forte rischio bocciatura;

– il tema unico sulla Scuola che non porta voti (quorum);

– la mancanza di coesione sociale, alleanze elettorali e piattaforma condivisa;

-la mancanza di dialogo con tutto il mondo della Scuola in lotta;

– la mancanza di comitati locali preesistenti e la strampalata delega ai lettori di facebook;

– la convinzione che l'importante è "fare il referendum , non vincerlo".

La Gilda, la Uil, Cobas, Unicobas e la Cgil hanno fatto un comunicato ufficiale contro i referendum improvvisati e non condivisi con il mondo della scuola. Anche dallo Snals nazionale dicono che questa iniziativa non è Snals.

La Chimienti ha scritto un comunicato in cui dice che il M5S non appoggia referendum improvvisati e che bisogna attendere le decisioni di tutto il mondo della scuola.

Che fare? Attendiamo le decisioni di tutto il mondo della Scuola che si riunisce il 6 settembre a Bologna. Il referendum è una cosa seria e si deciderà in quella sede.

Nel frattempo abbiamo appena creato un gruppo alternativo di opinione che in 24 ore sfiora i mille iscritti:

“Referendum sì, ma non così”

https://www.facebook.com/groups/606904622745252/?fref=ts

di

"Docenti per la Scuola Statale Pubblica "

"Docenti Incazzati"

"Collettivo Waterlooscuola"

"Insegnanti calabresi"

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