Referendum Bologna su finanziamenti private: nessun cambio di rotta. Protestano SEL e Comitato Art 33

di
ipsef

GB – Il consiglio comunale di Bologna è intenzionato a  non seguire le indicazioni del referendum consultivo dello scorso 26 maggio sui finanziamenti alle scuole paritarie comunali di circa un milione di euro annui, anche se il voto finale è stato rimandato al prossimo 29 luglio.

GB – Il consiglio comunale di Bologna è intenzionato a  non seguire le indicazioni del referendum consultivo dello scorso 26 maggio sui finanziamenti alle scuole paritarie comunali di circa un milione di euro annui, anche se il voto finale è stato rimandato al prossimo 29 luglio.

Il PD infatti ha deciso di mantenere “l’attuale sistema pubblico integrato” compresa “l’erogazione delle risorse finanziarie comunali destinate al supporto delle scuole paritarie convenzionate”.
 
I democratici annunciano che non ci sarà alcun cambio di corrente: “La priorità – dichiara in aula Francesco Critelli, capogruppo del Pd – è assicurare al maggior numero di bambini l’accesso alle scuole dell’infanzia. Modificare la convenzione, secondo noi, non porta a un aumento dell’offerta formativa, ma a un decremento complessivo. E le scelte dell’amministrazione non possono basarsi solo sull’enunciazione di principi”. Pertanto, nessun dietro front, solo la possibilità di “avviare apposite discussioni consiliari per verificare i dati di attività e i risultati dell’andamento delle convenzioni, valutando assieme alla giunta aggiornamenti e miglioramenti degli indicatori” espressi nella delibera che approva i finanziamenti".

Gli assessori di SEL sono nettamente contrari alla proposta, dichiarando invece che bisogna rispettare il parere della cittadinanza e accusano il PD di aver abbandonato il suo popolo: accusa Sel, "ancora oggi in aula il Pd ha perpetrato la narrazione della miracolosa e insostituibile architettura del sistema integrato pubblico privato" sostenendo una "interpretazione" che "è stata rigettata dai bolognesi con il risultato referendario che chiede semplicemente di finanziare con tutti i fondi disponibili la scuola pubblica già duramente impoverita da anni di tagli. Questi sono i fatti. E la nostra proposta, se pure sarà respinta dal Consiglio comunale è sostenibile ed è agli atti".

Anche gli attivisti del Comitato Articolo 33 sono contrariati e alla lettura dell’ordine del giorno presentato dal Pd hanno risposto con un coro di “vergogna, vergogna”: “Così – spiegano – è come se il referendum non ci fosse mai stato. Come se 86.577 bolognesi non fossero mai andati a votare, come se in 50.517 non avessero mai chiesto di dare la priorità alla scuola pubblica, in un momento di tale crisi economica”.

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