Referendum abrogazione riforma. Chimienti, “appoggeremo referendum che parte dal basso”. Su altri referendum, “frammentazione nociva”

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Referendum in primavera, allargato anche ai temi dell’ambiente e del lavoro, “ma dovrà restare una battaglia dei cittadini”.

Referendum in primavera, allargato anche ai temi dell’ambiente e del lavoro, “ma dovrà restare una battaglia dei cittadini”.

A darci anticipazioni sull’iniziativa che, riunendo associazionismo e mondo politico, intende sottoporre il disegno del Governo sulla scuola alla volontà diretta dei cittadini è la deputata del Movimento Cinque Stelle Silvia Chimienti.

Da quali associazioni è presentato il quesito referendario per l'abrogazione della legge di riforma sulla scuola che intendete appoggiare? Come mai questa scelta?

“Noi intendiamo appoggiare un referendum che parta dal basso, dalle associazioni e dai movimenti della scuola e che abbia la più ampia condivisione possibile. Per raggiungere questo obiettivo stiamo incontrando tutte le rappresentanze delle varie categorie del mondo della scuola e stiamo condividendo il progetto di creare un coordinamento inclusivo e allargato a cui potranno aderire a mano a mano tutti i comitati che lo desidereranno. La cosa fondamentale sarà non mettere alcun cappello sull'iniziativa che è e deve restare un'iniziativa della scuola. Successivamente, intendiamo coinvolgere i comitati del mondo ambientalista perché riteniamo fondamentale unire i quesiti sulla scuola a quelli sullo Sblocca Italia che sta devastando il nostro ambiente. Stiamo riflettendo sulla possibilità di proporre unitariamente anche quesiti sul Jobs Act, coinvolgendo quindi anche il mondo del lavoro. Un fronte comune unito e allargato che contrasti i provvedimenti peggiori di questo Governo”.

Il vostro tuttavia non resterà l’unico referendum sulla scuola, ne sono già stati depositati degli altri tra l’altro più specifici. Non ritiene che questa frammentazione possa nuocere alla causa? Un cittadino potrebbe trovarsi nell'imbarazzo di non sapere quale referendum sostenere, generando così una dispersone di firme.

“La frammentazione è nociva ed è stata causata dalla volontà di qualcuno di procedere in tutta fretta e senza condivisione. Dovremmo riuscire a non disperdere le energie e a lavorare in maniera unitaria. Gli attuali quesiti presentano grandi criticità, non ultima quella dei tempi strettissimi a disposizione per la raccolta firme, e non sono espressione di un lavoro condiviso e ponderato. La battaglia referendaria è troppo importante, noi intendiamo vincerla e, proprio per questo, stiamo lavorando con le associazioni. Nulla deve essere lasciato al caso”.

Ci può anticipare qualcosa circa gli aspetti tecnici (quesiti, tempi)? Come sarà organizzata la raccolta firme? Su quali evidenze e quali calcoli si basa l'idea di poter raggiungere il quorum?

“Nel momento in cui si depositeranno i quesiti si avranno tre mesi di tempo per raccogliere 500mila firme; noi crediamo che il momento migliore per la raccolta firme potrebbe essere la prossima primavera. A partire da settembre sarà necessario muoversi per studiare i quesiti, costituire i comitati referendari e per fare una grande opera di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza sui temi oggetto del referendum. Si organizzeranno attività, banchetti, assemblee, incontri con esperti e si preparerà il terreno in vista della raccolta firme. Allargare il fronte anche al mondo del lavoro e dell'ambiente consentirà di avere più portatori d'interesse e maggiore forza di coinvolgimento della cittadinanza. Il quorum potrà essere raggiunto solo se questo lavoro vedrà un'amplissima partecipazione e condivisione, come avvenne nel caso dei referendum sull'acqua pubblica. Se vogliamo vincere questa battaglia dobbiamo lavorare insieme. I quesiti dovranno essere perfetti tecnicamente, molto specifici e inattaccabili; non possiamo rischiare che vengano dichiarati inammissibili o illegittimi”.

All'interno del suo partito c'è unità di vedute sul referendum oppure no? 

“Il sentire comune è molto favorevole all'iniziativa di appoggio del referendum, fermo restando che il M5S non si approprierà di una battaglia che resterà una battaglia dei cittadini”.

Nelle interviste rilasciate al nostro giornale i sindacati sono sembrati meno favorevoli all’ipotesi del referendum. Che tipo di riflessioni le suscita la loro posizione?

“Abbiamo incontrato giovedì scorso un rappresentante della Flc-CGIL che ci ha riportato la posizione dei sindacati confederali i quali unitariamente si sarebbero dichiarati, a suo dire, favorevoli al referendum. Sarebbe assurdo se, dopo lo sciopero unitario del 5 maggio, i sindacati non appoggiassero il referendum; ci auguriamo che non accada”.

Come dobbiamo interpretare il silenzio del mondo accademico? Secondo lei i docenti universitari firmeranno per il referendum?

“Il silenzio del mondo accademico e anche del mondo della cultura è abbastanza sconcertante. Forse non si è compresa appieno la portata distruttiva del disegno di legge e non si è compreso che presto anche il mondo universitario e accademico verrà colpito dalle stesse logiche e dagli stessi interessi che hanno ispirato la riforma della scuola. Presto però si vedranno anche le conseguenze, gli effetti nefasti della riforma saranno sotto gli occhi di tutti. Speriamo che l'intera cittadinanza possa prenderne coscienza al più presto, in questo l'azione di sensibilizzazione che preparerà il referendum avrà un ruolo fondamentale”.

Puntate anche alle famiglie? Se in autunno ci sarà davvero il caos nelle scuole, saranno più che mai turbate ed esasperate…

“Assolutamente sì, non vedranno alcun miglioramento rispetto al passato: gli insegnanti saranno ancora chiamati dalle graduatorie di seconda fascia d'istituto, per supplenze annuali, tra settembre e ottobre, in grave ritardo rispetto all'inizio delle lezioni. Non sarà garantita la continuità didattica, i professori continueranno a cambiare di anno in anno perché, come abbiamo detto più volte, l'organico dell'autonomia pensato dal governo non tiene conto delle necessità della scuola e degli alunni. Si avranno docenti costretti a fare i tappabuchi, a insegnare su materie non proprie o a fare gli assistenti pomeridiani: la frustrazione e lo scontento saranno alti e si riverbereranno sugli alunni. I genitori vorrebbero vedere gli stessi insegnanti di anno in anno e vorrebbero che i loro figli non dovessero attendere ottobre per veder arrivare gli insegnanti curricolari. Questo non accadrà: gli insegnanti che realmente servono alle scuole sono stati esclusi dal piano di assunzioni. I dirigenti scolastici sono preoccupatissimi: hanno compreso che saranno i parafulmini di tutto questo caos e degli effetti negativi della riforma. Ci auguriamo solo che il mondo della scuola resista fino al momento in cui procederemo, per una via o per l'altra, ad abrogare le folli ed inique misure Giannini-Renzi”.

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