Referendum abrogazione riforma: Boscaino, iniziativa Civati e SNALS sono dannose, ci vogliono tempi più distesi

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Marina Boscaino torna all’attacco dei due referendum contro la Buona Scuola dalle pagine del Fatto Quotidiano.  Quello che viene evidenziato è che nelle ultime settimane il contrasto alla Buona Scuola nelle ultime settimane è stato caratterizzato da due quesiti referendari   sottoposti all’opinione pubblica in maniera quasi arbitraria, senza insomma mediazione, dialogo e condivisione.

Marina Boscaino torna all’attacco dei due referendum contro la Buona Scuola dalle pagine del Fatto Quotidiano.  Quello che viene evidenziato è che nelle ultime settimane il contrasto alla Buona Scuola nelle ultime settimane è stato caratterizzato da due quesiti referendari   sottoposti all’opinione pubblica in maniera quasi arbitraria, senza insomma mediazione, dialogo e condivisione.

La Boscaino nel suo articolo sottolinea l’importanza di mantenere il livello di mobilitazione alto mentre i due referendum in questione stanno dividendo le forze in campo rischiando anche di essere dannosi. Il referendum promosso da Pippo Civati, che vuole abolire la parte della riforma che interessa le funzioni del dirigente scolastico, e quello promosso da una costola dello Snals sull’abrogazione dell’intera legge, agli occhi delle Boscaino risultano una mission impossible perché manca, da una parte, la condivisione consapevole da parte dei cittadini e, dall’altra, sussiste la necessità che i quesiti referendari siano inattaccabili.




Secondo l’autrice dell’articolo l’unico modo per rendere un referendum del genere di successo è coinvolgere nella lotta tutti i soggetti interessati facendo del quesito stesso un elemento di identificazione della lotta comune che coinvolga tutto il mondo della scuola.

Ma non basta questo, viene evidenziato il bisogno che i quesiti referendari dopo aver superato due giudizi di merito, raggiungano il quorum nel momento del voto. Un ‘impresa non facile quella di coinvolgere 25milioni di cittadini con un referendum che riguarda solo una stretta minoranza. Quello che occorre secondo la Boscaino è coinvolgere una platea quanto più larga possibile lanciando, se necessario, più referendum contemporaneamente che riguardino più temi.

Un’altra condizione è che la metà di quei 25milioni di italiani scelga di votare Si perché perdere il referendum significherebbe che la stessa legge non potrebbe essere oggetto di altro referendum per i successivi 5 anni.

Marina Boscaino sottolinea il bisogno di “parole chiare e di trasparenza assoluta per poter procedere, a partire dall’appuntamento del 5 e 6 settembre a Bologna, dove il gruppo di comitati, associazioni, sindacati riunitosi il 12 luglio proverà a scommettere su un altro modo di andare avanti tutti insieme, sia ragionando con tempi distesi sulla reale fattibilità del referendum, sia cercando di riattualizzare il progetto di Legge di Iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica che da dieci anni rappresenta l’idea di una scuola coerente con i principi della Costituzione, pensata da chi nelle scuole vive e lavora quotidianamente.”

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