Reddito di cittadinanza, trasformiamolo in risorsa per l’istruzione. Lettera

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inviata da Lorenzo Picunio  – 800 mila destinatari del reddito di cittadinanza. Prendiamo un’unità di un millesimo d’Italia, 60 mila abitanti, la Municipalità di Mestre o il comune di Cosenza.

800 mila diviso mille, 800 in media ricevono il reddito di cittadinanza. Ognuno di loro deve dare 12 ore settimanali per attività socialmente utili.

Fra gli 800 ci sono 400 fra disabili, inseriti in percorsi di studio o con carichi di famiglia troppo pesanti. Dei 400 residui, 200 sono impegnati in manutenzione o pulizia di edifici pubblici, cura di disabili o altro.

Ne restano 200 che possono essere utilmente impiegati per aiutare bambini e ragazzi, italiani e non, in sedi opportunamente fornite dai comuni per il recupero scolastico, per l’aiuto nell’apprendere l’italiano o l’inglese, per attività musicali o sportive. Obiezione: attività i del genere richiedono una selezione degli operatori e delle strutture organizzative che hanno un costo.

Certo, ma mai si è presentata una possibilità come questa. Con un costo contenuto evitare o ridurre ripetenze, abbandono scolastico, disagio giovanile.

C’è un patrimonio, e sono le 1600 ore alla settimana che questi percettori di reddito di cittadinanza possono mettere a disposizione della collettività: proiettate su scala nazionale sono 16 milioni di ore.

E sono anche un investimento per prendere dei problemi e convertirli in risorse.

Obiezione: prendete soggetti deboli e li mettete ad insegnare ad altri soggetti deboli. Non è detto, fra l’altro, che i percettori di reddito di cittadinanza siano necessariamente dei soggetti culturalmente deboli.

Ma – a parte questo – facciamo il caso concreto: il comune, negli spazi di una scuola, allestisce uno spazio con due insegnanti.

Questi coordinano una squadra di 6 percettori di reddito di cittadinanza che gestiscono “classette” di 5 o 6 bimbi o ragazzi, per due ore e venti minuti al giorno per tre giorni alla settimana. Il Comune paga gli insegnanti coordinatori e le pulizie.

In un piccolo comune, dove le persone si conoscono, sembra un progetto fattibile. Ma anche per i quartieri delle periferie urbane può essere una speranza, visto che cose simili nascono già anche solo con il volontariato .

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