Esami di recupero: tutti promossi o quasi, ma servono?

di Giulia Boffa
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Lo scorso giugno un ragazzo su quattro è risultato sospeso in giudizio, cioè il 22,4% di un campione che ha compreso il 94,2% degli alunni delle scuole secondarie di secondo grado.

Secondo i dati MIUR, citati da Skuola.net, nel 2017 solo poco più del 6% dei sospesi in giudizio non è stato ammesso alla classe successiva dopo gli esami di settembre, precisamente il 93,6% è stato promosso. Il numero totale dei respinti, tra giugno e settembre, nel 2017 è stato dell’8,9%.

Le scuole statali sono più severe delle private: a giugno 2017, gli studenti delle scuole statali sospesi nel giudizio sono stati il 22,1%, contro il 14,2% delle scuole paritarie. Dopo l’esito definitivo di settembre, poi, se nella statale la quota di bocciati si è assestata al 9%, nelle paritarie il dato complessivo si è fermato al 5,7%.

Serve davvero sospendere il giudizio per recuperare le carenze? Alcune scuole programmano gli esami di recupero già a luglio, tra questi alcuni istituti optano di dare una seconda chance a settembre per chi non li ha superati a luglio; altre scuole li programmano per fine agosto, tagliando le ferie alle famiglie (e talvolta agli stessi docenti) che magari scelgono la seconda metà di agosto più economica per partire per le vacanze; altri scelgono i primi di settembre per gli esami, come prevede comunque la normativa, per dare più tempo allo studio dei ragazzi e permettere alle famiglie di rientrare dalle ferie con maggior calma.

Il gioco vale la candela se poi i consigli di classe a settembre si ammorbidiscono nei confronti dei ragazzi? Le scuole non riescono a fornire corsi di recupero adeguati, le famiglie sono costrette a spendere migliaia di euro per le lezioni private; ma il recupero c’è davvero?

Tutto sta nelle mani del consiglio di classe, che tra l’altro a settembre non è sempre lo stesso di giugno, perché le scuole non richiamano i supplenti, i trasferiti e i pensionati, come previsto dalla normativa, e quindi i ragazzi sono valutati anche da chi non li conosce.

Servirebbe lavorare sul recupero proprio nelle ultime 5/6 settimane di scuola? Magari lavorando sulla ripetizione degli argomenti, senza spiegarne di nuovi, intensificando le verifiche e incalzando gli studenti, invece di abbandonarli al loro destino aspettando settembre;  in questo modo si decide subito se la volontà di  studiare e il recupero ci sono stati  per davvero.

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