Recovery Plan, martedì incontro Azzolina-Sindacati. Pacifico (Anief): “Obbligo scolastico 3-18 anni. S’intervenga sugli organici”

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Martedì 26 gennaio, alle 10,30, tutte le Organizzazioni sindacali e le Confederazioni rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca sono state convocate per discutere del Recovery Plan. L’incontro sarà presieduto dal ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

Tra i convocati Cisal e Anief. A Orizzonte Scuola il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, spiega le proposte del sindacato per il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

“Il ministro illustrerà il programma del governo sul progetto di investimenti. Come Anief siamo convinti di presentare dei progetti chiari”, anticipa Pacifico.

Quali sono?

Sul diritto allo studio andremo ad affrontare i temi sull’anticipo dell’obbligo scolastico, sull’innalzamento quindi a tre anni, portandolo fino alla maturità (18-19 anni), cercando di legare così il mondo dell’istruzione secondaria con quello dell’università.

Si dovrebbe prevedere il potenziamento dei percorsi che portino, negli ultimi anni della scuola, anche attraverso l’esperienza di scuola-lavoro, a diminuire il fenomeno dei neet che va dai 15 ai 35 anni.

Sempre correlato al diritto allo studio è il tema della dispersione scolastica. Per intervenire è necessario però parlare di organici. Ad oggi abbiamo avuto solo un criterio numerico di distribuzione degli organici, domani dovremmo averne uno legato alle esigenze specifiche del territorio. Ciò non significa che ogni regione decide, ma vuol dire tenere conto del tasso di disoccupazione, del tasso di dispersione, di emigrazione o immigrazione, delle difficoltà di raggiungimento di un luogo (montagne o piccole isole). Non bisogna più dire che ogni classe deve essere fatta da 22-25 alunni ma rimodulare il contesto in base alle esigenze. E poi andrebbe premiato chi agisce in contesti più difficili.

Per premio cosa intende? Una retribuzione differente?

Mettere tutto il personale nelle condizioni di dare il meglio e, quando si hanno maggiori ruoli, responsabilità, maggiori difficoltà, oggettivamente bisogna premiarlo. Ma solo se si fa un’istruttoria specifica alla base, altrimenti sarebbe opinabile il criterio in base al quale si dà qualcosa in più a qualcuno. Per fare questo si deve partire da un presupposto: adeguare gli stipendi al ruolo che si svolge alla media europea. La sfida del domani è avere una società che va tutta insieme.

Ci deve essere poi un’armonizzazione dell’organico di fatto all’organico di diritto. Perché poi il diritto allo studio che cos’è se non c’è stabilità nel sistema istruzione e si continua il balletto delle supplenze? Questo non si può risolvere con contratti di supplenza pluriennali: si nega l’esigenza di programmare un percorso con gli alunni. E’ inutile l’opposizione all’utilizzo dei precari in dei canali che possono portarli all’immissione in ruolo rispetto ai concorsi.

Per 40 anni si è utilizzato un doppio sistema di reclutamento anche attraverso le graduatorie permanenti. L’incaponimento della politica di oggi di non utilizzare quel sistema, a fronte della stessa audacia con cui la politica impunita continua a utilizzare i precari negando quel sistema attraverso le graduatorie per titoli, ha portato a continue condanne dell’Italia, con la sentenza Mascolo del 2014 e oggi con il reclamo collettivo numero 147 del 2017 accolto dal Consiglio d’Europa, per cui faremo la conferenza stampa venerdì 29 gennaio.

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