Reclutamento, tirocinio abilitante al posto dei 24 CFU. Lettera

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Inviato da Roberto Passarella e Matteo Perugini – Egregia Ministra, siamo consapevoli delle gravissime circostanze in cui versa il nostro paese.

Una situazione di quarantena nazionale come quella che stiamo attraversando, si spera, potrà solo che farci riavvicinare sia come comunità che come società civile in generale, facendoci riscoprire valori di solidarietà di cui ci eravamo quasi del tutto dimenticati negli ultimi decenni.

A tal proposito, proprio per non vanificare gli sforzi che si stanno compiendo per sconfiggere l’epidemia del coronavirus, ci rivolgiamo a voi in merito alla questione dell’istruzione, con la speranza che una volta finito questo drammatico periodo si possa discutere sul futuro di tale fondamentale settore, con maggiore dialogo e reciproca fiducia tra i cittadini che vi lavorano e lo Stato.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a riforme dell’istruzione a dir poco inefficaci, non solo per i continui mutamenti a vuoto a cui Scuola, Università e Afam sono state sottoposte, ma soprattutto per la totale mancanza di presa di coscienza che i vari Governi hanno dimostrato nei confronti della realtà scolastica in generale.

Con questa lettera non si vuole iniziare una sterile polemica, in quanto le cause del malcontento generale del mondo scolastico sono attribuibili sia allo Stato che agli insegnanti. Si intende, piuttosto, evidenziare problematiche che, anche se già note, continuano ad impedire quel salto di qualità di cui tanto necessita il nostro sistema d’istruzione.

Buona parte della questione, a nostro avviso, riguarda il sistema di reclutamento degli insegnanti. Vogliamo dirlo con chiarezza: per un aspirante docente non risulta affatto utile l’acquisizione dei famosi 24 cfu poiché ai fini della preparazione essi non formano in alcun modo all’esperienza e alla pratica scolastica. Il prezioso supporto di materie come Psicologia, Pedagogia e Antropologia non può ridursi al solo scopo di memorizzare teorie su teorie, peraltro quasi nessuna applicabile nel contesto scolastico italiano, al solo scopo di superare test a crocette e prove che non dimostrano assolutamente alcunché sull’effettiva preparazione e attitudine dell’aspirante docente.
É un grave errore lasciare i giovani a stagnare su puri esercizi di memoria invece di occuparli e formarli all’interno di tirocini seri e professionali, nei quali si possa avere un reale confronto con i vari aspetti del mestiere dell’insegnante.
Crediamo sia ovvio che un laureato, proprio in virtù della qualità dei percorsi universitari, sia preparato sufficientemente nella propria materia di studio, tanto da poter affacciarsi ad una professione, compresa quella dell’insegnante. Se così non fosse allora dovremmo mettere in discussione la serietà delle nostre Università.

Si propone, in sostituzione dei 24 cfu, un tirocinio abilitante serio, obbligatorio all’interno dei corsi universitari e afam che permettono l’ingresso alle classi di concorso, o reso disponibile come corso post-laurea. Tale tirocinio sarebbe una risorsa insostituibile, purché vi siano le condizioni necessarie affinché l’aspirante docente possa confrontarsi da protagonista nelle scuole convenzionate. Troppo spesso i tirocini già presenti in alcune Università si risolvono per lo più in mansioni collaterali che ben poco hanno a che fare con la formazione degli aspiranti docenti.
L’esperienza diretta sul campo, se guidata da esperti, è molto più efficace, selettiva e rapida. Nella situazione attuale, invece, si privilegia l’apprendimento puramente teorico di varie materie che, ripetiamo, non risaltano in alcun modo il talento del docente, talento che può essere solo maturato in un continuo confronto con gli alunni in classe e con le proprie abilità espressive e relazionali.

Da anni il termine “competenza” è divenuto una parola d’ordine nel vocabolario scolastico, ebbene, diamo significato al contenuto di tale termine, in quanto la competenza si riferisce proprio all’insieme delle abilità e qualità maturate lungo l’arco di un’attività. Per realizzare questo processo, dunque, pensiamo sia necessario che i tirocini abilitanti debbano permettere l’accesso a un contratto indeterminato e seguire percorsi differenziati: uno per i neolaureati che sono in possesso del solo titolo di accesso all’insegnamento (laurea magistrale e diploma/laurea afam), e un altro per i laureati che posseggono un curriculum che dimostri esperienze lavorative maturate nel settore di riferimento per l’insegnamento, dottorati di ricerca, anni di insegnamento e quant’altro metta in risalto conoscenze extra-accademiche in un dato settore.

Un altro aspetto fondamentale di questa problematica riguarda la dignità dell’insegnante: come può essere possibile che esistano precari con dieci, quindici o più anni di servizio? Se molti docenti hanno insegnato per tutti quegli anni e non sono ancora di ruolo può significare solo due cose: o che non lo meritano, e quindi qualcuno dovrà rendere conto del perché svolgano comunque tale attività, o che la macchina amministrativa e burocratica dell’Istruzione è, purtroppo, inadeguata. Sta di fatto che un precariato di tal genere non è ammissibile in uno Stato civile e non porta alcun giovamento, né per gli alunni in classe, né per i giovani aspiranti docenti che si trovano di fronte ad una competizione impari.
Se bisogna assumere necessariamente per concorso allora che si permetta a tali precari di farlo e di essere esaminati sulla loro pratica ed esperienza, sulla loro storia, e non sui test a crocette.
Gli inesorabili automatismi degli apparati amministrativi sono la dimostrazione del fallimento di un modello che vorrebbe far assumere ad ogni settore della società l’aspetto di un’azienda. Basta con tutto questo. Auspichiamo che si torni ad aver cura in prima persona di questioni fondamentali come Scuola, Cultura e Sanità, assieme ad un uso intelligente delle preziose tecnologie a nostra disposizione.

Gli apparati amministrativi e burocratici devono essere uno strumento di potenziamento, non un ostacolo. Per questo chiediamo che prima di procedere con i vari bandi di concorso e con ogni altra riforma dell’istruzione, ci si fermi ad ascoltare e a considerare tutte queste problematiche.
Per quanto traumatica possa essere, da questa pandemia possiamo apprendere ad essere più sensibili e attenti.

Vi ringraziamo profondamente per la vostra attenzione e speriamo che il futuro dialogo ci porti ad una lunga serie di successi.

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