Reclutamento, Gavosto: “C’era il rischio di assumere 80 mila precari senza verificarne le competenze”

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“Per garantire l’avvio regolare della scuola e coprire tutte le cattedre c’era il rischio di una maxi-sanatoria, assumendo, senza verificarne le competenze, fino a 80mila precari, la maggioranza dei quali priva di abilitazione: con la conseguenza di ipotecare per anni la qualità dell’insegnamento e bloccare per una generazione l’accesso alla scuola dei nuovi laureati. Per questa soluzione spingevano sindacati e Lega, contrario il M5S; la posizione del Pd non è pervenuta”.

Lo scrive Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, nel suo intervento pubblicato dal quotidiano La Repubblica.

Alla fine, il rischio estremo è stato evitato. Tuttavia, una nuova procedura straordinaria che riguarderà docenti precari con almeno 36 mesi di servizio è stata approvata. Sebbene ridotta nei numeri — al massimo 20mila assunzioni extra, probabilmente molto meno — ci sono elementi di una sanatoria, come il ripescaggio dei bocciati dell’ultimo concorso. È però vero che, opportunamente, i candidati dovranno avere almeno l’abilitazione e per la definitiva assunzione dopo un anno di lavoro faranno una prova con una commissione esterna, speriamo rigorosa“.

Neanche quest’anno, tuttavia, si riuscirà a partire con tutti in cattedra. Perciò, guardando al futuro, Draghi ha annunciato che d’ora in poi si procederà con concorsi regolari con frequenza annuale“, prosegue Gavosto.

Sui nuovi concorsi, che il decreto vuole coerenti con le semplificazioni introdotte dal ministro Brunetta nella Pa, è necessario chiarire se valuteranno solo le conoscenze disciplinari o anche le capacità didattiche dei futuri docenti. Queste ultime sono il tallone d’Achille della nostra scuola, come purtroppo ci suggeriscono gli esiti dell’ultimo concorso straordinario, che molto puntava sulla capacità di sviluppare unità didattiche e sta — ahimè — per chiudersi con un elevato numero di bocciati“, continua il presidente della Fondazione Agnelli che conclude: “Lo ripetiamo da tempo: un accesso alla professione docente che miri a valorizzare chi non solo sa le cose, ma è anche capace di insegnarle, è l’unica strada per colmare il ritardo della nostra scuola“.

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