Reclutamento e fase transitoria, Anief: percorso troppo lungo. Precari con 3 anni servizio andavano assunti subito

di redazione
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comunicato Anief – Diventano operative le nuove procedure che dal prossimo anno, dopo un lungo iter selettivo-formativo, porteranno in cattedra i nuovi insegnanti della scuola pubblica: il Miur ha infatti pubblicato, in questi giorni, attraverso il D.M. n. 616 del 10 agosto 2017, le modalità di acquisizione dei crediti formativi universitari e accademici di cui all’art. 5 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 5 per accedere ai concorsi a cattedra.

I percorsi formativi, illustra l’articolo 3 del D.M., consistono in attività formative e relativi esami per un totale di 24 crediti relativi a precisi ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie didattiche generali: “Ciascun percorso – si legge ancora nel D.M 616 – è articolato in modo che ogni studente acquisisca i 24 crediti garantendone comunque almeno sei in almeno tre dei quattro ambiti disciplinari”.

L’accesso alla nuova fase selettiva-formativa prevede anche il progressivo reclutamento degli attuali precari con almeno 36 mesi di supplenze svolte.

“Per i docenti abilitati e specializzati – riassume Orizzonte Scuola – il percorso, che condurrà all’immissione in ruolo, consiste nella partecipazione ad una procedura concorsuale per soli titoli (bandita entro febbraio 2018) e un colloquio non selettivo. Il colloquio è di natura didattico-metodologica e non prevede un punteggio minimo. I docenti partecipanti saranno graduati, in una graduatoria regionale di merito ad esaurimento, sulla base dei titoli e della valutazione del colloquio (che peserà per il 40% rispetto ai titoli). L’ammissione alla graduatoria regionale di merito avviene a domanda degli interessati. Dalla predetta graduatoria i docenti saranno poi ammessi, per scorrimento, ad un percorso di un solo anno corrispondente al terzo del percorso FIT (formazione iniziale e tirocinio), superato il quale potranno accedere al ruolo”. Inoltre, “la partecipazione alla procedura concorsuale è consentita in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di posto per le quali sia abilitato o specializzato. Non possono partecipare alla procedura i docenti di ruolo”.

Il percorso concorsuale e formativo si prevede decisamente più complesso ed esteso, invece, per chi non è in possesso dell’abilitazione all’insegnamento ma solo di laurea magistrale: “Per i docenti non abilitati con almeno 3 anni di servizio – continua la rivista – è previsto un concorso riservato, consistente in una prova scritta e una orale, vinto il quale si viene ammessi (con le dovute deroghe relative agli anni di frequenza e ai crediti da acquisire) al percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente (FIT), svolgendo il primo e il terzo anno. Superato il percorso FIT si accede al ruolo”. Anche in questo caso, “la partecipazione alla procedura concorsuale è consentita in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di posto per le quali abbia maturato un servizio di almeno un anno, fermo restando il requisito complessivo dei tre anni”.

Sempre per i non abilitati, inoltre, si prevede che “al termine del terzo anno del percorso, previo superamento dell’esame finale, si accederà al ruolo. La scelta dell’ambito scolastico definitivo di assegnazione del docente al momento dell’accesso al ruolo è effettuata dagli interessati nell’ordine della graduatoria stilata in base al punteggio conseguito nell’esame finale”. Infine, “la procedura concorsuale è bandita entro il 2018 ed ha cadenza biennale”.

È bene ricordare che i precari ammessi al terzo anno del percorso FIT saranno automaticamente depennati “da tutte le graduatorie di merito, ad esaurimento e di istituto in cui si è inclusi”.

Quello che si è delineato, pertanto, è un lungo percorso, che dalla pubblicazione del bando sino all’effettiva immissione in ruolo, comporta alcuni anni di attesa: possono essere 4-5 per i soli laureati, almeno un paio per gli attuali abilitati all’insegnamento. Il docente vincitore di concorso, pure riservato, inoltre, fino all’ultimo momento prima dell’assunzione a tempo indeterminato, può in teoria essere considerato non più idoneo alla professione di docente. Ritrovandosi, paradossalmente, fuori dai giochi anche una volta giunto a un passo dalla stabilizzazione a titolo definitivo e dopo anni di sacrifici professionali non indifferenti.

Per il sindacato Anief, questo nuovo modello di reclutamento del personale docente, comprensivo di fase transitoria, lascia molto a desiderare. Prima di tutto perché appare illegittimo cancellare da Graduatoria ad Esaurimento o di Merito chi ha un contratto a tempo determinato: tali docenti, sempre con titoli e 36 mesi di servizio svolto, come ci dice l’Unione Europea dal 1999, andavano assunti subito. Sono laureati, selezionati e abilitati all’insegnamento. E per quelli che non lo sono, bastava riconoscere loro un anno di corso accademico per confermare l’abilitazione che hanno conseguito nel campo.

“Liberandosi dal bluff dell’organico di fatto – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – tutto ciò sarebbe stato possibile e avrebbe anche estirpato una volta per tutte la piaga della supplentite. La quale, invece, attraverso la Buona Scuola è stata solo sfiorata, visto che anche quest’anno gli uffici scolastici si apprestano a stipulare almeno 90mila contratti fino al 30 giugno o 31 agosto. Riteniamo inoltre assurdo bandire dei nuovi concorsi riservati, dal momento in cui un terzo dei posti destinati alle prossime assunzioni andrà vacante per il mancato aggiornamento (aperto a tutti) e la perdurante chiusura delle GaE. Non c’era bisogno, poi, in presenza di abilitati dallo Stato, di inventare nuove graduatorie per assumere qualcuno con tre anni di ritardo. Ancora di più perché i destinatari sono già collocati in graduatorie ben definite”.

Ma c’è anche un altro aspetto che non convince: sottoscrivere un contratto da supplente a stipendio inziale dopo essere stato inserito nelle Grame, le nuove Graduatorie di merito regionali, non equivale a una vera e propria assunzione nei ruoli dello Stato. Quindi, il precario rimane tale anche dopo aver vinto il concorso. Anzi, il paradosso è che oggi guadagna di più di quello che andrà a percepire, per alcuni anni, con il nuovo modello formativo-selettivo.

“È una decisione illogica – dice ancora Pacifico – che allontana l’Italia sempre più dalle sentenze della Suprema Corte di Giustizia Europea che riconoscono la stessa progressione stipendiale tra i supplenti e i colleghi di ruolo: il modello escogitato non tiene conto nemmeno delle migliaia di sentenze dei giudici del lavoro che condannano lo Stato italiano al risarcimento danni e al pagamento degli scatti automatici anche ai precari, oltre al fatto che la questione dei risarcimenti è tornata proprio in questi giorni a Lussemburgo per un nuovo esame”.

Anief, pertanto, invita il personale non assunto ad aderire ai ricorsi per la stabilizzazione, gli scatti di stipendio non percepiti e anche per il conferimento dei mesi estivi non corrisposti: per maggiori informazioni ed eventualmente aderire cliccare qui.

14 agosto 2017

Ufficio Stampa Anief

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