Reclutamento e organici, Governo Lega M5S ha cambiato alcune regole della Buona Scuola. Anief: c’è ancora molto da fare

di redazione
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Anief – Uno studio della Camera riassume le novità introdotte nei primi mesi della XXIII legislatura: dal concorso riservato per infanzia e primaria alla caduta del vincolo dei 36 mesi per le supplenze, dalla fine degli ambiti territoriali e della esternalizzazione dei servizi per il personale Ata alla sostituzione del FIT con il vecchio concorso, dal piccolo potenziamento del tempo pieno all’abolizione dell’anno di tirocinio per diventare presidi.

Lo studio e il problema dei diplomati magistrale dopo la decisione della Plenaria

Sono bastati pochi mesi della XXIII legislatura per cambiare faccia a buona parte della riforma di Matteo Renzi, la Legge 107 del 2015: come riporta un dettagliato report del Servizio Studi della Camera dei deputati, pubblicato in queste ore, il nuovo governo ha affrontato già in estate nel decreto dignità la questione “dei diplomati magistrale – tralasciata dal decreto legislativo sulla formazione iniziale e il reclutamento del personale della scuola secondaria, – che, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, non avrebbero più titolo all’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento”, con l’induzione di un concorso straordinario riservato anche per loro, “e l’eliminazione del termine massimo complessivo di durata previsto per i contratti a tempo determinato del personale della scuola, per la copertura di posti vacanti e disponibili”.

Lo studio e il nuovo reclutamento nella secondaria

Successivamente, continua il report realizzato a Montecitorio con la legge di stabilità 2019, “è stato ridefinito il sistema di reclutamento dei docenti nella scuola secondaria ed è stata prevista la reintroduzione della titolarità di tutti i docenti sulla singola scuola, superando quella sugli ambiti territoriali. Inoltre, sono stati previsti l’incremento dei docenti nella scuola primaria e nei licei musicali, l’incremento degli educatori nelle istituzioni educative statali, l’incremento della dotazione organica del personale amministrativo e tecnico, l’assunzione di collaboratori scolastici, la costituzione di équipe formative territoriali per l’innovazione didattica e digitale”.

Lo studio e il nuovo concorso a dirigente scolastico

Delle novità importanti, sempre negli ultimi 180 giorni, sono arrivate pure per i dirigenti scolastici: per i capo d’istituto, infatti, nel decreto semplificazioni, “è stato previsto che – in deroga rispetto alla procedura ordinaria – i candidati ammessi al corso conclusivo del corso-concorso bandito nel 2017 sono dichiarati vincitori e assunti, secondo l’ordine della graduatoria di ammissione al corso”.

Il commento di Anief su precariato e organici

C’è ancora moltissimo da fare e il tempo a disposizione è poco. Basti pensare che a giugno in 50 mila potrebbero tornare a casa, di certo uno su cinque non ha fatto domanda per partecipare al nuovo bando e si stenta a trovare i commissari a causa dei compensi ridicoli. Peraltro, ci si ostina a non riaprire le GaE di cui si vorrebbe persino per l’ennesima volta rinviare l’aggiornamento, come se non ci si rendesse conto che già l’anno scorso la metà delle cattedre offerte in ruolo è andata deserta, proprio per l’assenza di candidati nelle rispettive GaE. E cosa accadrà se nei prossimi mesi la stessa sentenza della plenaria sui diplomati magistrale dovesse essere rimessa in discussione dallo stesso Consiglio di Stato o dalla Cassazione? A volte ci vorrebbe un po’ di buon senso, al di là delle competenze giuridiche e delle capacità di analisi e risoluzioni di complessi scenari.

Persino l’abolizione dell’odioso vincolo dei 36 mesi di contratto, senza la stabilizzazione dei precari, si trasforma in una nuova motivazione per condannare l’Italia sull’abuso dei contratti a termine.

Per non parlare della scomparsa del concorso riservato al personale con 36 mesi di servizio, che ha come tutela soltanto la domanda risarcitoria da inoltrare a un giudice per chiedere la stabilizzazione. Chi vuole ottenere giustizia, anche per avere un risarcimento del danno prodotto dalla mancata stabilizzazione, continua ed essere costretto a rivolgersi in tribunale, attraverso il sindacato.

Nemmeno con il rinnovato reclutamento della scuola secondaria si ravvisano novità sostanziali a favore dei precari “storici”, i quali continuano ad essere ignorati: anzi, si vuole obbligare loro a partecipare a concorsi aperti a tutti, con riserve insignificanti. Stando così le cose, è chiaro che la supplentite, con il record di supplenze annuali registrato quest’anno e la possibilità concreta di arrivare a 200 mila l’estate prossima, non potrà essere debellata.

Pure sugli incrementi del personale c’è molto da ridire. L’aumento di posti di docenti nella scuola primaria si ferma infatti a 2 mila unità rispetto ai 40 mila posti richiesti, mentre per  i 400 posti di strumento nei licei musicali si deve ringraziare il commissariamento del Miur, frutto dell’azione vincente del nostro giovane sindacato in tribunale. Non risulta incisivo infine l’incremento degli educatori nelle istituzioni educative statali o la costituzione di équipe formative territoriali per l’innovazione didattica e digitale: in entrambi casi, servivano ben altri numeri per voltare pagina.

La fine degli ambiti territoriali, d’altronde, unita alla fine della chiamata diretta potrebbero rappresentare una svolta se soltanto si deciderà di adeguare l’organico di fatto a quello di diritto, incluso su posti di sostegno, dove la mancata continuità didattica non deriva da mancati blocchi alla mobilità ma dall’utilizzo del 40% dei posti in deroga, peraltro inferiori alle richieste.

Sull’incremento della dotazione organica del personale amministrativo e tecnico, bisogna essere sinceri: se è  stato un bene decidere di togliere dal mercato delle cooperative 10 mila Lsu, lavoratori socialmente utili, e co.co.co., come non dimenticare che non sono mai stati attivati in organico 20 mila posti nei profili As e C e almeno 40 mila Ata continuano a essere chiamati con contratti a termine senza alcuna tutela? Per non parlare dei passaggi verticali ancora una volta ignorati.

Persino la semplificazione delle procedure di assunzione dei nuovi 2900 dirigenti scolastici, se opportuna, lascia irrisolto il contenzioso pendente presso la Consulta sulla procedura riservata attivata nel 2015.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “ci vuole maggiore coraggio da parte della nuova maggioranza giallo-verde e soprattutto una quanto mai indispensabile predisposizione all’ascolto di tutti. Basti pensare che nonostante le ripetute richieste, Anief non è mai stata audita dalle Commissioni parlamentari competenti per materia. Forse se si ascoltassero diversi punti di vista si eviterebbe di essere autoreferenziali e di approvare norme poco risolutorie, in primis riguardo al problema del precariato: alla base dell’azione svolta negli ultimi mesi, rimane infatti la mancanza da parte della politica di strumenti di analisi adeguati e di soluzioni definitive rispettose del diritto nazionale e comunitario”.

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