Reclutamento docenti, la riforma non è più rinviabile: il “Patto per l’Istruzione” agli ultimi dettagli

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Si sta concludendo la stesura del Patto per l’istruzione: dopo la riunione del 6 maggio il ministro Bianchi ha incontrato nuovamente le organizzazioni sindacali confederali nella mattina del 7 maggio. Le integrazioni chieste dai sindacati al testo di partenza dovrebbero essere accolte ma al momento si sta definendo il testo definitivo con gli ultimi dettagli. Grande attesa per il reclutamento e per gli impegni in termini di rinnovo contrattuale.

In base a quanto apprende Orizzonte Scuola, l’ok definitivo al “Patto” arriverà subito dopo il passaggio da Palazzo Chigi: il premier Draghi dovrà visionare il testo dell’accordo e approvarlo. Molto probabilmente si chiuderà la partita nel weekend. E già dalla prossima settimana si aprirebbero i tavoli tematici.

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Inutile dirlo che a centro della scena c’è il tema reclutamento e formazione insegnanti: il testo di partenza del Patto prevede una riforma di tutto il sistema che possa superare lo stato problematico attuale:

Il testo iniziale sottolinea che da anni “la ripresa delle attività scolastiche è segnata dalle conseguenze del consistente numero di posti di personale docente e ATA non coperti da personale di ruolo e, quindi, la difficoltà per le istituzioni scolastiche di garantire un servizio adeguato alle esigenze della nostra epoca“.

Per questo motivo “le procedure concorsuali per il reclutamento del personale scolastico devono essere orientate, quindi, a selezionare le migliori competenze“.

Inoltre, “la formazione iniziale dei docenti deve basarsi su un modello formativo strutturato e integrato, idoneo a sviluppare coerentemente le competenze necessarie per l’esercizio della professione, si considerino gli attuali 24 CFU che al momento rappresentano la totalità della formazione iniziale degli insegnanti” e che “l’anno di formazione e prova dei docenti neo-assunti presenta profili di criticità legati alle iniziative di formazione dei tutor, spesso eterogenee; vanno orientate sempre di più ai laboratori, ed occorrono, comunque, meccanismi di assessment all’inizio e alla fine del percorso“.

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Da questo testo non si evince alcun passo concreto riferito alla stabilizzazione dei precari a settembre ma ancora, ribadiamo, il testo del “Patto” è in fase di modifica. Non si può escludere che sarà proprio Draghi a trovare la quadra su questa questione in particolare. E su questo punto, ricordiamo, i sindacati hanno indicato chiaramente la via, ovvero una procedura per titoli e servizi per i docenti precari che hanno maturato almeno tre anni di esperienza.

 

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